IL MONDO DEI CATTOLICI


Quando parliamo della nascita dell'antiebraismo, di promulgazione delle leggi razziali del 1933 in Germania e del 1938 in Italia, è necessario analizzare preliminarmente l'atteggiamento dei cristiani - in particolare modo dei cattolici - e soprattutto il ruolo delle gerarchie ecclesiastiche nella genesi dell'antisemitismo che portò alle persecuzioni razziali; certi luoghi comuni dell'antisemitismo cattolico hanno contribuito direttamente a rafforzare le correnti dell'antisemitismo laico.
Già nella storia italiana tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo si può trovare traccia di antiebraismo, anche se ancora debole, dove un ruolo importante ebbero le componenti catto- clericali, poiché ai motivi teologici, dovuti all' "odio antico", si intrecciavano interessi politico- istituzionali del post- unitarismo italiano e soprattutto alla laicizzazione dello Stato. Si agitava lo spettro di una "supposta minaccia ebraica" tendente alla conquista dell'economia cristiana. Altre volte, poi, gli ebrei venivano accusati di essere proprietari agrari assenteisti, di affarismo disonesto e di "scrocconeria".
Oltre a questi pregiudizi era forte l'opinione che essi formassero un gruppo a parte e che la loro ricchezza in aumento corrispondesse all'impoverimento dei cristiani. Il periodo in cui si sviluppò tale antisemitismo da matrice clericale ebbe le sue massime punte fra il 1883 e il 1903 .
I pregiudizi culturali nei confronti degli ebrei, che si erano creati a supporto della lotta politica- clericale, non derivavano tanto dall'insegnamento dei pontefici, quanto erano diffusi nel tessuto sociale del mondo cattolico e venivano alimentati da campagne di stampa e da prese di posizione dei quadri intermedi della chiesa.
Questo però non impedì che le posizioni antisemite trovassero spazio nel sentire dell'opinione pubblica cattolica, con un'eco significativa nelle pagine del "Osservatore Romano", l'organo ufficiale della Santa Sede, e di "Civiltà Cattolica", la testata giornalistica dei Gesuiti. A rinforzo e retroscena costante delle motivazioni economico- politiche si riproponevano le accuse che coinvolgevano concezioni più specificatamente religiose e dottrinali tipiche dell' "odio antico".
Sulla base delle accuse di "omicidio rituale" (assassinio di Cristo),veniva negato agli ebrei il diritto all'eguaglianza civile, auspicato per loro uno status particolare e si invitavano i cattolici ad evitare un'eccessiva familiarità con gli ebrei, principi ribaditi in occasione dell'Affare Dreyfus.
Tuttavia, proprio in quest'occasione si poté notare un'attenuazione dell'antisemitismo cattolico che cede spazio a un antisemitismo laico che attecchisce fra le file dei nazionalisti, dei sindacalisti rivoluzionari e dei fasci. Nel periodo tra la Prima Guerra Mondiale e l'epoca delle leggi razziali fasciste, l'ostilità degli ambienti cattolici verso la realtà ebraica torna a più riprese a manifestarsi.
Neppure l'emergere dell'antisemitismo nell'àmbito di ideologie profondamente avverse al cristianesimo, come quella nazista, indusse gli ambienti ufficiali del cattolicesimo italiano ad una decisa revisione dei luoghi comuni antiebraici. Tale atteggiamento trasmise quei focolai di antisemitismo che facilitavano le persecuzioni, sia in Italia, sia in Germania. Del resto le resistenze a tale comportamento si rivelarono assai deboli .
Per quanto concerne il caso italiano il razzismo si presentava più come un forma di razzismo politico e culturale che biologico. La propaganda fascista poté comunque strumentalizzare l'antisemitismo cattolico e sfruttare questa fonte di pregiudizio già esistente, per impedire al Papato di ostacolare qualsiasi razzismo fascista. Quindi, anche se abbiamo numerose testimonianze di una resistenza diffusa in certe aree del cattolicesimo alle discriminazioni razziali, mancò una vigorosa ed inequivocabile risposta pubblica da parte della Chiesa. L'atteggiamento cattolico si manifestò, del resto, differentemente nei vari paesi d'Europa.
Anche se vari nunzi apostolici svolgevano un ruolo importante nella liberazione degli ebrei al tempo della Shoah - e specialmente i nunzi dell'Ungheria, della Romania, della Cecoslovacchia e della Turchia - non è chiaro se agivano su istruzioni dirette del Vaticano. In Germania invece la Chiesa Cattolica non si oppose alla campagna antisemita nazista.
I registri della Chiesa furono forniti alle autorità statali per l'individuazione delle persone di origine ebraica e gli sforzi realizzati per aiutare i perseguitati si limitarono ai cattolici non- ariani.
Sebbene i sacerdoti cattolici protestassero contro il programma nazista dell'eutanasia, pochi ad eccezioni di Bernard Lichtenberg, si pronunciarono contro lo sterminio degli ebrei.
Nell'Europa Occidentale, il clero cattolico si schierò pubblicamente contro la persecuzione degli ebrei e successivamente collaborò per la loro liberazione. In Europa Orientale, inoltre, il clero cattolico si mostrò per lo più disponibile ad offrire il proprio aiuto.
Ci furono anche casi di collaborazione con i razzisti. Il caso più noto è quello del Dottor Jozef Tiso, capo dello stato della Slovacchia e sacerdote cattolico, che cooperò attivamente con i tedeschi, non diversamente da molti altri. La Chiesa Protestante e quella Ortodossa Orientale reagirono in maniera differente.
In Germania, per esempio nella Chiesa Protestante, molti furono coloro che appoggiarono i nazisti, rispettarono la legislazione antiebraica e proibirono ai cristiani di origine ebraica di essere membri della Chiesa Protestante.
La Chiesa Confessori del pastore Martin Niemoller difese i diritti dei suoi cristiani di origine ebraica, ma non protestò pubblicamente, né criticò le misure prese contro gli ebrei, ad eccezione di un memorandum inviato a Hitler nel Maggio del 1936. Nei vari paesi dell'Europa occupata la situazione delle Chiese Protestanti fu differente.
In Danimarca, Francia, Olanda e Norvegia le chiese locali e i sacerdoti più eminenti protestarono pubblicamente quando i nazisti iniziarono a deportare gli ebrei. In altri paesi (Bulgaria, Grecia ed ex- Yugoslavia), i capi della Chiesa Ortodossa intervennero, in rappresentanza della Comunità Ebraica, intraprendendo azioni che in alcuni casi condussero alla liberazione di un gran numero di ebrei. I capi religiosi non cattolici di Austria, Belgio, Boemia - Moravia, Finlandia, Italia, Polonia e della ex- Unione Sovietica, non si dichiararono mai pubblicamente in difesa degli ebrei.
E in Austria, per esempio in seguito all'invasione tedesca, ad opera della Chiesa locale iniziò un'opera di convincimento nei confronti della gente comune per l'annessione dell'Austria alla Germania (Anschluss): lo stesso cardinale Theodor Innitzer, incontrandosi con Hitler dichiarò: "...noi riconosciamo con gioia che il Partito Nazional Socialista ha fatto e fa ancora un'eminente azione nel campo della costruzione nazionale ed economica e nel campo della politica sociale per il Reich e la Nazione tedesca e specialmente per gli strati più indigenti delle popolazione. Noi siamo ugualmente convinti che il Partito Nazional Socialista ha allontanato il pericolo del bolscevismo ateo". Queste dichiarazioni dell'Episcopato austriaco furono tuttavia redatte e sottoscritte senza l'approvazione da parte della Santa Sede.
Dopo la convocazione d'urgenza da Pio XI il Cardinale, a nome suo e di tutto l'Episcopato austriaco, dovette dichiarare che qualsiasi indicazione politica era contraria alla fede e alla libertà di coscienza dei cattolici. Con la pubblicazione de "La Difesa della Razza" l'opposizione di Pio XI si dimostrò ostinata oltre il previsto, ma le trattative fra il Vaticano e Mussolini non si interruppero e proseguirono tramite il Nunzio Borgongini- Duca.
Lo stesso Pio XI però, che si dimostrò così contrario all'antisemitismo solo una volta lo contestò con parole chiare: "No non è possibile cristiani, partecipare all'antisemitismo" e "l'antisemitismo è inammissibile; noi siamo spiritualmente dei semiti". Ciò che la Chiesa concretamente e specificatamente contestava nella legislazione razziale era il "vulnus" da questa portato al Concordato del 1929, con il quale, nell'articolo 34, al matrimonio erano religiosamente riconosciuti gli effetti civili. Nell'anno 1938 questo concordato si ruppe in quanto toglieva gli effetti civili dei matrimoni misti; erano esclusi quelli di ebrei convertiti alla religione cattolica.
Tuttavia anche l'accusa del vulnus restò senza reali conseguenze: e non fu modificata la legislazione razziale. Il 14 Novembre del 1938 comparve un articolo su "L'Osservatore Romano" inerente le disposizioni legislative che impedivano e dichiaravano nulli i matrimoni tra cittadini italiani di "razza ariana" e persone appartenenti ad "altra razza". "Tutti a qualsiasi razza appartengano - scriveva il giornale - sono chiamati a essere figli di Dio[...] sicché le razze non hanno mai costituito una discriminante tra i fedeli cattolici. La Chiesa si è sempre occupata di allontanare dai credenti di perdere quell'inestimabile dono. E poiché tra i più gravi pericoli per chi crede è appunto il matrimonio con persona che non professi la Fede cattolica, ecco la Chiesa pronta ad impedire con la sua sapiente legislazione tali pericolosi connubi. Due sono, infatti, da secoli, gli impedimenti canonici che vi si oppongono.
Uno proibisce il matrimonio tra cattolici e persone non battezzate (Ebrei, Pagani).L'altro vieta le nozze tra cattolici e persone battezzate ma non cattoliche (Eretici, scismatici)[...] sicché il contrasto tra la recentissima legge italiana e la legge canonica è evidente. Ben diverso è invece il caso, qualora si tratti di due cattolici di diversa razza[...] la Chiesa non può per il solo fatto della diversità di razza, negare la sua assistenza.
Lo esige la sua missione santificatrice.[...] E' vero che la Chiesa sempre madre amorosa, suole sconsigliare ai suoi figli di contrarre nozze che presentino il pericolo di prole minorata ed è in questo senso disposta ad appoggiarne nei limiti del diritto divino gli sforzi delle autorità civili, tendenti al raggiungimento di tale onestissimo scopo." E' vero che il Decreto legge verrà in realtà a colpire solo alcune decine di matrimoni all'anno, poiché nel territorio del regno d'Italia, nel quale vigono le disposizioni concordatarie, i matrimoni religiosi, celebrati tra persone di razza diversa sono rarissimi, rarità favorita anche dalla propensione, comune a cattolici ed israeliti ad unirsi con persone di altre razze. Comunque la Chiesa si consola con altri trecentomila matrimoni religiosi e con pieno riconoscimento civile, fatto utile allo stato il quale sapientemente volle, nello stringere il concordato "ridonare all'istituto del matrimonio, che è base della famiglia, la sua forza nell'ambito delle tradizioni cattoliche del suo popolo".
Ancora una volta la posizione della Chiesa è più che cauta con un atteggiamento che cerca di non urtare niente e nessuno, limitando le critiche al regime a pochi sparsi aggettivi ,("disgraziatamente"), per altro bilanciati da pari locuzioni in appoggio alla politica razziale,("prole minorata").
A sollievo di Mussolini, però, la "Civiltà Cattolica", la rivista ufficiale dei gesuiti che godeva di grande autorità per i suoi legami con la Segreteria di Stato, si dimostrò nei confronti dei nuovi orientamenti politici più morbida e comprensiva e sulla "questione ebraica" scelse la linea di una "segregazione o distinzione conveniente ai nostri tempi".
Il 10 Settembre 1938 "Il Giornale di Genova" riprendendo uno studio pubblicato sulla rivista dei Gesuiti del 1890, esprime la necessità della difesa contro il Giudaismo segnalando "una serie di tradimenti e spionaggi compiuti dagli ebrei a danno del pubblico e dei privati". Enrico Rosa, una dei redattori più autorevoli di "Civiltà Cattolica", che condannava il razzismo biologico, metteva in guardia, tuttavia, i gesuiti verso gli ebrei "non perché di razza ebraica, ma per i loro atteggiamenti e la loro cultura". Dopo la visita di Hitler il 2 Maggio 1938, il giorno seguente Pio XI rese pubbliche su "L'Osservatore Romano" una serie di proposizioni sul razzismo, che riteneva inaccettabili: un piccolo sillabario in otto punti che la Congregazione Romana competente inviò all'Università cattoliche già da Aprile.
Il 2 Luglio padre Enrico Rosa recensì su la "Civiltà Cattolica" un volume di confutazione al razzismo di Rudolf Laemmel, pubblicato in Svizzera: La "Teoria Moderna delle razze ", impugnata da un acattolico,Rosa, pur accettando le tesi sul razzismo ateo tedesco, scriveva: "Esagera tuttavia l'autore, troppo immemore delle continue persecuzioni degli ebrei contro i cristiani, particolarmente contro la chiesa cattolica e dell'alleanza loro con i Massoni, coi Socialisti e con altri partiti anticristiani. Esagera tuttavia quando conchiude che - sarebbe non solo illogico ed antistorico, ma un vero tradimento morale se oggidì il cristianesimo non si prendesse cura degli ebrei -.
Né si può dimenticare che gli ebrei medesimi hanno richiamato in ogni tempo e richiamano tuttora su di sé le giuste avversioni dei popoli coi loro soprusi troppo frequenti e con l'odio verso Cristo medesimo, la sua religione e la sua Chiesa Cattolica, quasi continuando quel grido dei loro padri che imprecava al sangue del Giusto e del Santo...".
E' inoltre interessante notare come la maggior parte del clero comunque adottasse la linea del "giusto mezzo". Ne è paradigma la trascrizione della pastorale per la Quaresima del 1939, di Monsignor Giovanni Cazzani che condannava il razzismo materialista della Germania, pur ricordando come gli ebrei fossero il popolo "deicida" e auspicando, come soluzione ideale la conversione al cattolicesimo che la Chiesa avrebbe dovuto favorire. Il tema della conversione fu più volte citato ed auspicato nella stampa religiosa, a volte, persino con inusitata violenza verbale. Si prenda come esempio un necrologio di un professore ebreo, Felice Momigliano, morto suicida.
L'articolista Padre Agostino Gemelli, della rivista ufficiale dell'Università Cattolica , già nell'Agosto del 1924 diceva: "Ma se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il Libero pensiero e con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano l'opera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro Signore, non è vero che al Mondo si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione ancora più completa, se prima di morire, pentiti, chiedessero l'acqua del Battesimo?".
Il 16 Luglio 1938 su "L'Osservatore Romano" indicava gli " obiettivi rilievi scientifici", con scopi diversi dal "razzismo"; venivano fatte prevalere e differenze "spirituali" più che "biologiche" in quanto "non esistono razze superiori o inferiori." Lo stesso 16 Luglio padre Barbera su " La Civiltà Cattolica" commentava favorevolmente le misure antisemite, adottate dal governo Ungherese per limitare la presenza degli ebrei nella società. Anche se il Manifesto della Razza accontentò le gerarchie ecclesiastiche poiché "discrimina, ma non persegue", scontenta Pio XI che dichiara: "Il Nazionalismo esagerato (che) impedisce la salute delle anime, che solleva barriere tra la gente, che è contrario alla legge del buon Dio, alla fede, al Credo...cattolico vuol dire universale, non c'è altra traduzione"; pochi giorni dopo ritornava sugli stessi argomenti: "Purtroppo c'è qualcosa di assai peggio che una formula o un'altra di razzismo e di nazionalismo, ossia lo spirito che la detta. Bisogna affermare che c'è qualcosa di particolarmente detestabile, questo spirito di separatismo di Nazionalismo esagerato che appunto perché non cristiano, non religioso, finisce col non essere"14. Il 28 Luglio Pio XI di fronte agli allievi dell'Istituto di Propaganda FIDE si domandava:" Come mai disgraziatamente l'Italia abbia avuto bisogno di imitare la Germania" e afferma che "esiste una sola razza umana".
Mussolini, letto questo discorso, diede disposizioni alla stampa affinché lo ignorasse e ne vietò la pubblicazione tramite circolare. Dopo un colloquio durante il quale Ciano ha fatto presente a Nunzio- Borgognini l'irritazione del Duce per le pubbliche dichiarazioni di Pio XI, Ciano scrisse: "il Nunzio... si è rilevato personalmente molto antisemita" riportò il sereno. Il giorno dopo fu pubblicata la risposta di Mussolini: "Sappiate, ed ognuno sappia, che anche nella questione della razza noi tireremo dritto. Dire che il Fascismo ha imitato qualcuno o qualcosa è semplicemente assurdo." Non si capisce come mai " L'Osservatore Romano" abbia evitato di riportare per esteso il discorso di Pio XI. Si fanno due ipotesi: che la Segreteria di Stato abbia esercitato una sorta di supervisione; oppure che Pio XI abbia fatto marcia indietro. Questa ultima ipotesi sembra poco probabile poiché Pio XI ribadì le proprie convinzioni il 6 Settembre ad un gruppo di pellegrini della Radio cattolica belga. Durante la seduta del Gran Consiglio, che vedrà approvate le Leggi Razziali Mussolini disse: "Dichiaro che questo Papa è nefasto alle sorti della Chiesa Cattolica".
Coloro che erano di razza ebraica e che praticavano la religione cattolica, grazie ad un accordo fra Mussolini e gli Istituti religiosi vennero protetti dalle leggi razziali, ma la questione dei matrimoni misti rimase irrisolta nonostante i buoni propositi di Pio XI. Mussolini dichiarò di :" avere l'impressione che il Vaticano tiri troppo la corda". Ciano annota sul suo diario: "Burrasca in vista con la Chiesa".
Approvate le Leggi Razziali dal Consiglio dei ministri il 10 novembre, la Santa Sede attraverso Nunzio Borgognini- Duca, presentò una nota ufficiale di protesta per la violazione dell'articolo 34 del Concordato. Ciano annota va ancora sul suo diario: "Protesta a dire il vero molto blanda, inviata alla Santa Sede...".
Ambiguità e dubbi si riscontrarono in altre posizioni della gerarchia e di altri organi autorevoli dell'opinione pubblica cattolica: da una parte la vigorosa presa di posizione antirazzista del Cardinale Schuster il 13 Novembre 1938 a Milano, dall'altra la posizione contenuta nell'omelia del Vescovo di Cremona Monsignor Cazzani del 6 Gennaio 1939, nella quale ricordava e giustificava argomenti e conseguenze dell'ostilità ecclesiastica nei confronti degli ebrei.
In questo testo venne ricordata la "Pericolosa convivenza degli ebrei, finché rimangono ebrei, contro la fede e la tranquillità dei popoli cristiani"