Valutazioni sulla legislazione antiebraica con specifico riferimento all'ambito scolastico





"Credo nel sole, anche quando non splende;
credo nell'amore, anche quando non lo sento,
credo in Dio, anche quando tace"

(Scritta sul muro di una cantina di Colonia,
dove alcuni ebrei si nascosero per tutta la durata della guerra)


Introduzione

L'introduzione di leggi razziali , e più specificatamente antiebraiche , è quasi una costante ciclica degli ordinamenti giuridici europei. In effetti, fin dal tardo Medioevo e poi agli inizi dell'età moderna,si ritrovano produzioni normative di questo tipo negli Statuti dei Comuni dell'Italia centrale e, in età moderna, sono note le ordinanze di emarginazione , espulsione, persecuzione di città quali Marsiglia, Tolone e dell'area meridionale della penisola.
Con l'Illuminismo, il "problema ebraico" pareva essere risolto in nome di quella lezione che voleva l'uguaglianza come principio cardine intorno al quale si organizzavano le Costituzioni e gli Ordinamenti giuridici in genere. Che questa tendenza fosse radicata lo si vede anche dalle analisi sui testi legislativi operata da M. Fioravanti e sui diari di alcuni rivoluzionari , quali St. Just e nelle riflessioni di M. Cattaneo. Le Costituzioni e gli Statuti del XIX secolo sembrano seguire questo orientamento ed , in effetti, lo Statuto Albertino conferma l'uguaglianza fra sudditi - cittadini senza distinzioni.
Se, a livello costituzionale, la tendenza resta quella della "vulgata illuminista", sul piano della tecnica del diritto, le garanzie non sono assolute: lo Statuto, infatti, come tutte le Costituzioni ottriate dell'800, è "flessibile" , cioè consente interventi normativi a livello di legislazione atti a modificare ( quando non a scardinare) l'impianto giuridico.
Leggi ordinario potevano , in pratica,modificare il testo della Costituzione : l' Italia liberale e giolittiana aveva dimostrato rispetto verso la Carta fondamentale ma l'avvento di uno Stato autoritario asservito ad una potenza decisamente antiebraica, poteva far prevedere l'intervento legislativo certamente in contrasto on la lettera dello Statuto.
Le condizioni oggettive per permettere queste operazioni erano essenzialmente due:
  1. di natura tecnica
  2. di natura sociale
La prima condizione si realizzò nel 1926 quando Mussolini, forte ormai di un'ampia base parlamentare, fece approvare la Legge 100 che apportò significative modifiche all'ordinamento giuridico, anche in tema di "fonti di cognizione" in quanto avviene l'introduzione del Decreto - Legge che attribuisce l'efficacia di legge alle ordinanze d'urgenza dell'esecutivo.
Questa operazione, che si era resa tecnicamente possibile anche grazie alla modificazione della legge elettorale che dava un "premio" al partito fascista e garantiva in questo modo, considerato il tipo di rappresentanza parlamentare, la conversione in legge dei decreti.
Per quanto nel 1926 non si riuscissero ad intravedere le potenzialità eversive della Legge 100, si può, a buon diritto, dire che quella nuova norma fece da "volano" alle leggi antiebraiche che vennero introdotte a far data dal XV novembre 1938.
Anche un certo consenso permise l'operazione di modifica sostanziale in senso autoritario dello Statuto Albertino: è fuori di dubbio che l'alta borghesia risultò una delle forze vincenti per l'affermazione del fascismo, ma anche molti strati della piccola borghesia e del proletariato pensarono di appoggiare il fascismo in nome di quella socialità che aveva inizialmente manifestato. "L'effettiva base per l'avvento del totalitarismo avrebbe dovuto riposare soprattutto sul sistema corporativo. Attraverso questo sistema, infatti,il regime si proponeva di attuare una totale disciplina della vita economica e sociale italiana".
"Anche Togliatti evidenziò che il regime fascista, attraverso le corporazioni, attuò l'organizzazione integrale ed unitaria dell'economia nazionale, ottenendo vaste forme di consenso."
Fra queste forze, molti erano gli ebrei che combatterono "per la grandezza dell'Italia fascista" e per "l'impero", offrendo la loro vita per una causa che risulterà determinante per il "pogroom" del popolo ebraico. Significativo è il fatto che vi siano, nei cimiteri ebraici, molte lapidi precedenti il 1938 che commemorano giovani che morirono in guerra: durante una conferenza sul tema "Le fonti scritte", il professore Guido Perona, docente di Storia Contemporanea all'Università di Torino,ci ha confessato di aver rinvenuto di aver trovato in un cimitero ebraico piemontese una lapide di tre fratelli ebrei morti prima del 1938: il primo era caduto da "buon patriota", il secondo era morto in mare e il terzo, morto nei primi mesi del 1938, era caduto partecipando "ai destini della patria": sicuramente se fosse morto qualche mese più tardi,quel documento non sarebbe esistito, nonostante la famiglia si fosse dimostrata apertamente fascista e nazionalista.

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La legislazione antiebraica e la scuola

A far data dal febbraio 1928, il governo fascista aveva dato un inquadramento generale alla normativa in tema di istruzione con una serie di provvedimenti recepiti poi nel testo unico sull'istruzione: è ,però, con il Regio Decreto del XV novembre del 1938 n° 1779 che l'integrazione della normativa scolastica focalizza l'attenzione sul tema razziale e più specificatamente antiebraico.
D'altro canto l'introduzione al Regio Decreto risulta già significativamente esplicativa laddove si dice che questa norma viene emanata avendo riconosciuto "la necessità urgente ed assoluta di dettare ulteriori disposizioni per la difesa della razza nella Scuola italiana e di coordinarle in un unico testo con quelle sinora emanate".
La legislazione costituirà il cardine per tutti gli interventi legislativi successivi e giustificazione tecnica per l'adozione di norme interne che sistematicamente i ministri, le direzioni generali, la Demorazza inviarono alle singole autorità locali rendendo potenzialmente11 operativa la legislazione antiebraica.
Che il Regio Decreto citato sia la base operativa per ogni successivo intervento, lo si vede dal tenore delle affermazioni contenute, quali quello sulla istituzione di scuole speciali , l'utilizzo e la commercializzazione dei libri e il percorso di carriera nel pubblico impiego.
Ogni specifico punto troverà , infatti, determinazione attuativa nelle circolari che dal 1938 si succederanno freneticamente per confermare l'identificazione ideologica delle forze al potere.
La massa normativa prodotta dal 1938 al 1942 risulterà, in buona sostanza, efficace solo "sulla carta": in genere, infatti, il partito fascista dimostrerà una qualche reticenza nel rendere materialmente applicative norme così profondamente impopolari.
Analizzando con una qualche precisione il contesto normativo, si può notare come l'attivismo si potesse ricondurre all'attività del governo centrale ma, assai più spesso, alla solerzia degli uffici amministrativi:in molte circostanza, infatti, il procedimento, non solo per l'attuazione, ma anche per l'aggravio del tenore delle disposizioni, era determinato da risposte a quesiti sull'interpretazione di legge date da alti funzionari o direttamente dalla Demorazza.
In pratica, con assoluta precisione e puntualità, ogni possibile margine operativo tendente a mantenere un minimo di presenza nel mondo della scuola degli ebrei , viene negato.

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La struttura del Regio Decreto tende a focalizzare l'attenzione su docenti discenti e strumenti didattici di supporto alla formazione educativa nelle scuole di ogni ordine e grado, comprensive di università e di accademie.
Un'analisi testuale permette di raggruppare queste tre masse rispettivamente negli articoli 1, 2, 7, 8, 9, per quel che concerne l'impiego nell'istituzione scolastica, mentre la normativa riguardante gli studenti è compresa negli articoli 3, 5, 6, 10; il solo articolo 4, invece, è riservato agli strumenti didattici.
Gli articoli 12, 13 hanno, invece, portata operativa rispetto all'efficacia della legge in oggetto ed abrogano tutte le precedenti norme che, a partire dal 1935, avevano ad oggetto l'accesso e il funzionamento della Scuola italiana.
Analizzando il primo gruppo di articoli, si nota come da subito venga data portata retroattiva alla legge ora in esame, rendendo nulli gli effetti di pubblici concorsi per l'accesso all'insegnamento già precedentemente superati.
In questo modo, con una sola norma, il regime può estromettere dal pubblico impiego tutti i docenti e il personale di supporto di qualsiasi istituzione scolastica sia pubblica sia privata; consequenziale, pur nella logica perversa della normativa,il divieto di accesso ai nuovi concorsi o agli impieghi pubblici per le persone di "razza ebraica" che da quel momento non potranno spendere la loro professionalità per l'istruzione, con la sola eccezione degli istituti specifici per membri della comunità israelita.
Appare quasi sarcastico il lessico utilizzato nell'articolo 8, laddove l'estromissione del personale viene definita "dispensa dal servizio" e poco rassicurante appare il riconoscimento del diritto al trattamento di quiescenza riservato agli ormai ex pubblici impiegati o funzionari, ben sapendo a posteriori come i loro diritti economici vennero sistematicamente lesi e le loro aspettative deluse.
Nuovamente il legislatore conferma , quasi a chiudere il suo discorso sulla perdita dell'efficacia delle norme precedenti, che "dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i liberi docenti di razza ebraica decadono dall'abilitazione": l'estraniazione non solo fisica, ma anche morale delle persone e delle loro competenze viene totalmente cancellato.
Ai docenti e, in generale, alla comunità ebraica non rimarrà altro che istituire a loro spese una rete scolastica alla quale avranno accesso docenti dispensati dal servizio e studenti di razza ebraica ma sia il Ministero dell'Educazione nazionale sia quello degli Interno vigileranno ulteriormente sui programmi, sui libri di testo adottati, e sull'accesso al personale che di preferenza sarà scelto, su indicazione del Ministero dell'interno, fra quegli ebrei ai quali "siano state riconosciute le benemerenze individuali e familiari previste dalle disposizioni per la difesa della razza italiana".
Il secondo gruppo di articoli è esplicitamente dedicato ad alunni e studenti da estromettere perché di razza ebraica; costoro, ad anno scolastico iniziato,vengono espulsi dalle scuole con un'eccezione che ha del problematico a livello interpretativo: le autorità ecclesiastiche cattoliche avrebbero potuto consentire l'iscrizione di alunni di razza ebrea professanti la religione cattolica nelle scuole elementari e medie , dipendenti da quell'autorità.
La difficoltà interpretativa è dovuta a quella che pare una formale incongruenza: se la legge è per la tutela della razza, come può la semplice professione di una religione diversa autorizzare la presenza di israeliti e cattolici nella stessa istituzione?
E' pensabile che il potere contrattuale della Chiesa Cattolica dopo il Concordato del 1929 fosse tale da impedire la sistematica applicazione della razza in scuole che erano pur sempre scuole italiane legalizzate o parificate?
Circa il percorso educativo, pare che questo venisse a svolgersi totalmente e parallelamente (scuole ebraiche, istituti d'arte ebraici...) con libri di testo che dovevano essere quelli dello Stato, secondo l'articolo 5, seppur con apporti inadatti, approvato dal Ministero dell'Educazione Nazionale: come possono, allora, convivere due principi formalmente contrastanti quali quelli contenuti negli articoli 4 e 6 sul divieto di uso di libri i cui autori fosse ebrei, se poi anche nelle scuole israelite si richiede che i testi adottati siano "quelli dello Stato", così come impone l'articolo 5?
L'esperienza savonese ci dice, però, che nei fatti solo i libri di "razza italiana" vennero utilizzati, anche se dalle testimonianze raccolte si può validamente supporre che, in contrasto con la prescrizione legislativa, talvolta si facesse riferimento (informale) ai libri i cui fautori erano ebrei.
Gli ultimi due articoli sono di per sé norme attuative che si limitano ad abrogare le disposizioni precedenti in quanto, ad altre condizioni, la urgente ed assoluta necessità di difendere la "razza" nella scuola italiana non sarebbe stata possibile.
Leggendo con un'altra prospettiva il decreto in oggetto, valutando cioè le condizioni obbiettivamente operative nella comunità ebraica, nel periodo 1938 - 1943 ( anno in cui le circolari e le normative anche di secondo livello sono imposte dai tedeschi e in parte approvate dal R.S.I.) si nota come lo Stato italiano si sia integralmente disimpegnato dal punto di vista economico per la formazioni dei fanciulli di razza ebraica, gravando in toto quella comunità di oneri inerenti l'organizzazione e il funzionamento delle scuole primarie e secondarie.
A fronte di questa situazione, il controllo ministeriale era, però, continuo e costante esplicitandosi sia sui rapporti didattici, sia sui programmi, sia sulla programmazione curriculare.
Le eccezioni sono limitate di fatto al costo per la remunerazione dei commissari governativi, nominati con gli scrutini e gli esami dei Regi Provveditori agli Studi; anche in questo caso, però, parte dell'indennità veniva in ultima parte indebitata alle stesse scuole e da queste ultime, con riferimento al Regio Decreto del 3 giugno 1938 n° 928, si fa carico di associarsi all'Ente nazionale per l'insegnamento medio, con ulteriore aggravio amministrativo - finanziario; questa è risultata la condizione necessaria e sufficiente per ottenere il beneficio del valore legale agli studi.
Anche in questo caso, però, a livello di pubblico impiego, ambito qui in oggetto, non si vede come l'acquisizione del titolo possa avere qualche valenza se non limitatamente alla docenza nelle scuole israelite.
L'articolo 8, infatti, come è già stato visto, considerava "dispensati dal servizio" tutti i docenti di razza non - italiana, facendoli per decreto decadere dall'abilitazione all'insegnamento.
L'uso del Regio Decreto Legge in questione venne successivamente reso efficace e si confermava in toto l'applicazione dello stesso con una finalità che non esita ad identificare "nell'eliminazione di ogni e qualsiasi influenza ebraica" nel campo dell'insegnamento ancorché privato.

Alle scuole venne trasmessa una circolare applicativa con la quale si definivano i modi e tempi per l'estromissione degli ebrei dalle singole classi; il provvedimento di espulsione sarebbe poi stato assunto dal preside dello specifico istituto interessato, di concerto con gli organi della scuola.
In questo senso, già fin dal 5 agosto 1938, il Ministero dell'Istruzione Pubblica e quello per la Difesa della Razza avevano provveduto alla diffusione di una rivista che avrebbe anticipato i temi poi in oggetto della successiva normativa, quasi ad aprire il varco nella coscienza dei docenti ai prossimi provvedimenti amministrativi.
E così il Preside del Liceo savonese stimolava la diffusione di queste tematiche proponendo "La difesa della razza" come valido strumento di sensibilizzazione al problema: nella circolare del 3 novembre 1938 sottolinea questa urgenza , affermando " nella scuola di primo grado, con i mezzi acconci alla mentalità dell'infanzia si creerà il clima adatto alla formazione di una prima embrionale coscienza razzista, mentre nella scuola media, il più elevato sviluppo mentale degli adolescenti già a contatto con la tradizione umanistica attraverso lo studio delle lingue classiche, della storia e della letteratura consentirà di fissare i capisaldi della dottrina razzista, i suoi fini e i suoi limiti."
L'obbiettivo della propaganda , come si vede, è raggiunto in modo capillare con ogni strumento e da lì a poco (data dell'espulsione dell'alunno ebreo Angelo Luzzati) la scuola savonese si troverà a dover applicare quanto preconizzato dalla rivista e tradotto in legge dal Regio Decreto n° 1728.
Nel caso giunto alla nostra attenzione, mentre tutta la normativa nazionale, sia di primo sia di secondo livello, è presente e disponibile nell'archivio dell'Istituto, mancano il decreto di espulsione e i provvedimenti laterali, specifici per il caso in oggetto.
Dall'archivio , nel registro generale del 1938, la posizione dello studente Angelo Luzzati viene evidenziata con regolarità fino alla data in vigore dalla legge; poi compare la semplice dicitura "ritirato" con la quale lo si estrometteva dall'istituto.
L'assenza di ogni precisa documentazione pone alcuni dubbi sull'effettivo e puntuale rispetto non tanto sostanziale, quanto formale delle norme di legge. L'ipotesi di una distruzione potrebbe essere formulata anche se nulla emerge in tal senso dai documenti ufficiali; potrebbe, però, trattarsi di una resistenza passiva, quasi un estremo gesto di rispetto nei confronti di chi veniva emarginato senza un reale, valido motivo.

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Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola Italiana
VITTORIO EMANUELE III PER GRAZIA DI DIO E PER LA VOLONTÀ DELLA NAZIONE RE D'ITALIA IMPERATORE D'ETIOPIA

Veduto il R. decreto-legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390;
Veduto il R. decreto-legge 23 settembre 1938-XVI, n. 1630;
Veduto il testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sull'istruzione elementare approvato con R. decreto 5 febbraio 1928-VI, n. 877, e successive modificazioni;
Veduto il R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI, n. 928; Veduto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100;
Riconosciuta la necessità urgente ed assoluta di dettare ulteriori disposizioni per la difesa della razza nella Scuola italiana e di coordinarle in unico testo con quelle sinora emanate;
Udito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato e Ministro per l'interno e del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;
Abbiamo decretato e decretiamo:
* Art. 1. A qualsiasi ufficio od impiego nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, frequentate da alunni italiani, non possono essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorsi anteriormente al presente decreto; nè possono essere ammesse al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza. Agli uffici ed impieghi anzidetti sono equiparati quelli relativi agli istituti di educazione, pubblici e privati, per alunni italiani, e quelli per la vigilanza nelle scuole elementari.
* Art. 2. Delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti non possono far parte persone di razza ebraica.
* Art. 3. Alle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, frequentate da alunni italiani, non possono essere iscritti alunni di razza ebraica. è tuttavia consentita l'iscrizione degli alunni di razza ebraica che professino la religione cattolica nelle scuole elementari e medie dipendenti dalle Autorità ecclesiastiche.
* Art. 4. Nelle scuole d'istruzione media frequentate da alunni italiani è vietata l'adozione di libri di testo di autori di razza ebraica. Il divieto si estende anche ai libri che siano frutto della collaborazione di più autori, uno dei quali sia di razza ebraica; nonché alle opere che siano commentate o rivedute da persone di razza ebraica.
* Art. 5. Per i fanciulli di razza ebraica sono istituite, a spese dello Stato, speciali sezioni di scuola elementare nelle località in cui il numero di essi non sia inferiore a dieci. Le comunità israelitiche possono aprire, con l'autorizzazione del Ministro per l'educazione nazionale, scuole elementari con effetti legali per fanciulli di razza ebraica, e mantenere quelle all'uopo esistenti. Per gli scrutini e per gli esami nelle dette scuole il Regio provveditore agli studi nomina un commissario. Nelle scuole elementari di cui al presente articolo il personale potrà essere di razza ebraica; i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole frequentate da alunni italiani, eccettuato l'insegnamento della religione cattolica; i libri di testo saranno quelli di Stato, con opportuni adattamenti, approvati dal Ministro per l'educazione nazionale, dovendo la spesa per tali adattamenti gravare sulle comunità israelitiche.
* Art. 6. Scuole d'istruzione media per alunni di razza ebraica potranno essere istituiti dalle comunità israelitiche o da persone di razza ebraica. Dovranno all'uopo osservarsi le disposizioni relative all'istituzione di scuole private. Alle scuole stesse potrà essere concesso il beneficio del valore legale degli studi e degli esami à sensi dell'art.15 del R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI n.928, quando abbiano ottenuto di far parte in qualità di associate dell'Ente nazionale per l'insegnamento medio: in tal caso i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole corrispondenti frequentate da alunni italiani, eccettuati gli insegnamenti della religione e della cultura militare. Nelle scuole d'istruzione media di cui al presente articolo il personale potrà essere di razza ebraica e potranno essere adottati libri di testo di autori di razza ebraica.
* Art. 7. Per le persone di razza ebraica l'abilitazione a impartire l'insegnamento medio riguarda esclusivamente gli alunni di razza ebraica.
* Art. 8. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto il personale di razza ebraica appartenente ai ruoli per gli uffici e gli impieghi di cui al precedente art.1 è dispensato dal servizio, ed ammesso a far valere i titoli per l'eventuale trattamento di quiescenza ai sensi delle disposizioni generali per la difesa della razza italiana. Al personale stesso per il periodo di sospensione di cui all'art. 3 del R. decreto legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, vengono integralmente corrisposti i normali emolumenti spettanti ai funzionari in servizio. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto i liberi docenti di razza ebraica decadono dall'abilitazione.
* Art. 9 Per l'insegnamento nelle scuole elementari e medie per alunni di razza ebraica saranno preferiti gl'insegnanti dispensati dal servizio a cui dal Ministro per l'interno siano state riconosciute le benemerenze individuali o famigliari previste dalle disposizioni generali per la difesa della razza italiana. Ai fini del presente articolo sono equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole pubbliche e private e il personale di vigilanza nelle scuole elementari.
* Art. 10. In deroga al precedente art. 3 possono essere ammessi in via transitoria a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica già iscritti nei passati anni accademici a Università o Istituti superiori del Regno. La stessa disposizione si applica agli studenti iscritti ai corsi superiori e di perfezionamento per i diplomati nei Regi conservatori, alle Regie accademie di belle arti e ai corsi della Regia accademia d'arte drammatica in Roma, per accedere ai quali occorre un titolo di studi medi di secondo grado o un titolo equipollente. Il presente articolo si applica anche agli studenti stranieri, in deroga alle disposizioni che vietano agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno.
* Art. 11. Per l'anno accademico 1938-39 la decorrenza dei trasferimenti e delle nuove nomine dei professori universitari potrà essere protratta al 1í gennaio 1939-XVII. Le modificazioni agli statuti delle Università e degl'Istituti d'istruzione superiore avranno vigore per l'anno accademico 1938-39, anche se disposte con Regi decreti di data posteriore al 29 ottobre 1938-XVII.
* Art. 12. I Regi decreti-legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, e 23 settembre 1938-XVI, n.1630, sono abrogati. è altresì abrogata la disposizione di cui all'art.3 del Regio decreto legge 20 giugno 1935-XIII, n.1071.
* Art. 13. Il presente decreto sarà presentato al Parlamento per la conversione in legge. Il Ministro proponente è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a San Rossore, addì 15 novembre 1938 - XVII
Vittorio Emanuele Mussolini, Bottai, Di Revel