Nel pensiero Parmenideo e dopo Parmenide

Zenone di Elea usa una sorta di dialettica al fine di argomentare meglio la tesi parmenidea a favore dell'immobilità e dell'eternità dell'essere. Parmenide evidenzia quanto sia assurdo dare fiducia all'esperienza: "Cattivi testimoni sono per gli uomini occhi e orecchi, qualora abbiano anime barbare". L'esperienza e le sensazioni attestano il divenire e quindi il movimento, ma divenire e movimento sono contraddittori e Zenone cerca di dimostrarlo. Il problema del divenire diviene uno scandalo e risolverlo significa eliminarlo: Zenone evidenzia le contraddizioni del moto dunque sulla sua scomponibilità in momenti di continuità e discontinuità: queste sono contraddizioni oggettive, reali, non derivate dall'inganno dei sensi. Sostengono il "negare il moto": "Zenone mostra nei modi più sbagliati a quali contraddizioni vada incontro chi afferma il divenire e la molteplicità dell'essere. Ma quale contraddizione è più potentemente e nettamente sbagliata di quella identificata da Parmenide? L'identificazione dell'essere e del niente da parte di chi afferma il divenire e la molteplicità della fusiV?(9).

Per il pensiero pre-parmenideo il problema del divenire trova una risoluzione con l'affermazione della totalità: rispetto alla quale il divenire era un accidens.

Il nascere e il morire, il generare e il corrompersi sono leciti alle cose in quanto l'eternità del tutto elimina la contraddizione. Da sempre nella logica occidentale opera il p.d.n.c. non come lo ha formulato Parmenide, ma nel modo in cui muta la sua lettura Melisso di Samo. Egli dimostra l'immutabilità dell'essere affermando che "il vuoto non esiste, perché il vuoto è il nulla e il nulla non può esistere" (10). Il fatto che il divenire provenisse dal nulla risulta essere scandalo con Parmenide perché egli esplicita che in questo caso il divenire sarebbe contraddittorio. Il problema della filosofia post-parmenidea è sempre in generale trovare le condizioni che permettono di conciliare esperienza e ragione. In questo senso va letto l'ammonimento di Empedocle: "Un'altra cosa dirò: non vi è nascita alcuna delle cose mortali, né termine di morte funesta; ma solo mescersi e dissolversi delle sostanze commiste, vi è fra gli uomini a nome e nascita" (11) "Del nascere e del perire i Greci non hanno una giusta concezione, perché nessuna cosa nasce né perisce, ma da cose esistenti (ogni cosa) si compone e si separa. E così dovrebbero propriamente chiamare il nascere comporsi, il perire separarsi" (12). Per gli atomisti, specialmente Democrito e Leucippo, l'essere Uno dà origine a esseri Uni che conservano le caratteristiche dell'unità. Punto di comunione tra atomisti, Empedocle e Anassagora riguarda la nascita e la morte: perché nascita e morte sono legate ovvero sono aggregazione o disgregazione e sono causate da un movimento che appartiene agli stessi atomi e come essi è eterno.