Nel pensiero Platonico

Come si comporta Platone di fronte al problema RAGIONE-ESPERIENZA-DIVENIRE ?

Con Platone ci si rende conto che questo andare e venire dell'essere dal grembo, dell'essere originario è divenire. L'analisi fatta nel "Parmenide" rende esplicito come qualsiasi divenire abbia a che fare col niente e poiché anche l'essere derivato è pur sempre essere, in un certo ambito dell'essere si deve dire che a volte E' e a volte NON E'. In verità Platone estende le caratteristiche proprie dell'essere di Parmenide (immortale, unico, eterno) anche all'essere derivato. Il luogo del divenire è l'esperienza, il mondo se nel mondo l'essere E' poiché a volte E' e a volte non E' allora deve esistere altrove. Nell'Iperuranio dove risiedono le Idee. In Platone vediamo le cose che divengono, non vediamo invece l'essere originario: questo è visto solo dallogoV che quindi attesta anche l'esistenza dell'Idea.

Platone e l'Idea

Quando si parla dell'esistenza delle idee, ci riferiamo alla ricerca in senso originale in quanto esse sono, saranno sempre e non divengono: l'idea è unità formale del molteplice, per cui le cose si mostrano divenienti, ma rimandano al concetto di idea. Platone non parla più delle radici di tutte le cose, né di omeomerie, né di atomi: il mondo platonico si misura sul mondo delle idee. L'idea è proprio l'essere nel suo apparire. < Se consideriamo che cosa è un qualsiasi ente appartenente al mondo sensibile, abbiamo sempre a che fare con un'idea. [...] L'idea costituisce pertanto l'essere del mondo sensibile; ovvero il mondo sensibile è in virtù di questo essere dell'idea. Ciò significa che tutto l'essere presente nel mondo sensibile e diveniente è immutabile ed eterno [...] nel senso che l'idea è immutabile. In questo modo, l'approfondimento della concezione socratica del "concetto" consente a Platone di imboccare nuovamente la via che porta alla conciliazione tra l'esperienza del mondo diveniente e l'immutabilità dell'essere esigita dalla ragione. Il tentativo di conciliazione effettuato da Empedocle, Anassagora e Democrito viene, cioè, ripreso da Platone e sviluppato sul piano dell'intelligibilità dell'essere. L'idea svolge la funzione di impersonare l'essere nella sua purezza e originarietà. [...] L'essere delle cose sensibili e divenienti non è costituito né dalle quattro "radici", né dalle omeomerie, né dagli atomi ma dalle idee, ossia dalla stessa intelligibilità del mondo sensibile. [...] Poiché le idee sono immutabili ed eterne, il divenire degli enti sensibili non pregiudica l'eternità e l'incorruttibilità dell'essere. Quando un ente sensibile si genera, tutto il suo essere esisteva già (giacché il suo essere è l'idea, in virtù della quale esso esiste); e, quando esso si corrompe, tutto il suo essere continua a esistere. Il mondo sensibile o "visibile" è l'essere derivato, che non contiene nulla di più -quanto all'essere- di ciò che è contenuto nel mondo originario e "invisibile" delle idee (e tuttavia supremamente visibile al pensiero) > (13)