QUADRO GENERALE DEL CONTESTO SAVONESE NEI PRIMI DECENNI DEL SECOLO


La vita economica savonese

In particolare, per quanto attiene le vicende storiche e la realtà economica, occorre risalire alla seconda metà dell’Ottocento, quando Savona diventò parte integrante del Regno sabaudo: fino a tale data, infatti, Savona faceva parte della Repubblica Genovese che, per ragioni di concorrenza, ne aveva paralizzato lo sviluppo portuale , fonte commerciale di primo piano della città, e lo sviluppo di un’adeguata rete ferroviaria .
Tutte queste circostanze avevano portato Savona ad affrontare una profonda depressione economica negli ultimi decenni del 1800. La congiuntura negativa che aveva colpito la città, però, invertì la sua tendenza allorché il Parlamento subalpino , rimasto fino allora sordo alle richieste savonesi, assegnò importanti stanziamenti per i lavori portuali e per lo sviluppo ferroviario, i cui benefici furono subito evidenti: l’imponente sviluppo demografico portò la città a superare il traguardo dei 40.000 abitanti, tendenza che proseguì inalterata fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale, il tasso di immigrazione netta aumentò di circa il 15% nell’arco di un ventennio e la notevole affluenza di mano d’opera, determinata dall’intensificarsi del commercio con il Piemonte, rappresentò il presupposto iniziale per l’avvio delle più significative iniziative industriali.
Nei primi anni del Novecento, infatti, queste ultime sostituirono rapidamente la tradizione manifatturiera cittadina, la cantieristica navale e, grazie alla diretta partecipazione di imprenditori forestieri nell’economia della città, Savona assunse il ruolo di importante centro industriale, con spiccata vocazione per il settore siderurgico e meccanico; si svilupparono contemporaneamente i settori della lavorazione del vetro, della ceramica, dei refrattari, della concia, del sapone, degli zolfi, degli olii e della pasta: la città, così, confermò di avere le caratteristiche necessarie per operare su un piano industriale e portuale di primissimo piano a livello nazionale ed internazionale. Fra le grandi trasformazioni, un posto di rilievo spetta sicuramente anche al porto, divenuto da allora il cuore dell’economia cittadina: fino a quel momento, infatti, le potenzialità portuarie erano fortemente ostacolate dell’insufficiente collegamento ferroviario, con l’entroterra; in seguito alla imponente riconversione industriale della città, fu costruita la nuova darsena Vittorio Emanuele II (1907) con l’attivazione della grandiosa funivia Savona S. Giuseppe (1912).
Infatti, uno dei problemi più assillanti di quel periodo era quello di reperire spazi per il deposito del carbone la cui importanza si faceva sempre più consistente: a questa situazione si fece fronte, a partire dal 1910, con la costruzione della funivia Savona San Giuseppe di Cairo, su progetto degli ingegneri Carissimo e Crotti, la cui stazione di partenza venne localizzata sul lato nord del bacino portuale.
Questa rappresenta sicuramente la più significativa realizzazione nel campo dei trasporti poiché, a tutt’oggi la più lunga d’Europa, trasporta per 18 Km. il carbone sbarcato direttamente dalle navi, risolvendo al contempo il problema della carenza di spazi di stoccaggio nel porto e delle grandi limitazioni della ferrovia di Torino, a binario unico e con forti pendenze. Con i lavori di ampliamento a nord del porto, realizzati fra il 1913 e il 1926 e comprendenti anche la costruzione di industrie chimiche e di grandi depositi di olii combustibili, si definì il ruolo di Savona quale città industriale: quasi a riconoscimento dell’importanza assunta nell’economia dell’Italia, la città tornò ad essere dal 1927 capoluogo di provincia.

La vita sociale

Questo imponente sviluppo industriale, sostenuto da un’adeguata immigrazione dall’ Appennino ligure e dalle regioni Piemonte e Lombardia, provocò un profondo mutamento nella componente sociale della popolazione: il passaggio dalla campagna alla fabbrica di tante forze lavorative ed il venir meno, nella nuova dimensione dell’industria, di tutto un sistema in cui pure esistevano primitivi cenni solidaristici fra lavoratore dipendente e padrone (producono) anche a Savona il coagularsi in classi dei lavoratori : sono anni di intenso sviluppo edilizio, determinato dalla formazione di una forte classe operaia (è in questo periodo che nasce la giornata di sciopero dei lavoratori il primo giorno di maggio) e dall’aumento dei piccoli commerci, determinato anche dalla crescita demografica.
Il processo di radicale ristrutturazione di Savona e di sviluppo avevano riportato d’attualità l’iniziativa di costruire una Grande Savona che avrebbe accentrato, sotto il controllo amministrativo del capoluogo, le zone circostanti di Vado e di Quiliano, nella prospettiva di un forte sviluppo della nascente industria turistica e di un adeguato sfogo residenziale per tutto il comprensorio. Gli abitanti del comune, 38.648 censiti nel 1901, passarono dai 50.169 del 1911, ai 58.711 del 1921, ai 60.621 del 1931 e ai 68.573 del 1936.
Al movimento cattolico - moderato, che da posizioni giobertiane si era in parte evoluto, con la fine del XIX secolo, verso un realistico cavourismo , si affiancò sempre più un crescente associazionismo operaio che diede vita alla Società progressista degli Artisti e degli Operai” che proprio nei primi decenni del secolo avrà il suo maggior sviluppo : sono società germinate dal filone mazziniano, di carattere puramente solidaristico - corporativo, a direzione radicale o repubblicana e quasi ancora sostanzialmente in mano ad una piccola borghesia , base di quell’associazionismo socialista che contrassegnerà un trentennio di rivendicazioni sociali. All’inizio del secolo nacque la Società Generale di Mutuo Soccorso, di ispirazione socialista, La Camera del Lavoro, che riunì le Leghe dei vari settori lavorativi. I cattolici, sensibili ai problemi del mondo sociale, rivolsero il loro impegno alla scuola, all’assistenza dei malati e della gioventù abbandonata; fu proprio dalle associazioni giovanili (come la Pio VII) che prese avvio a Savona il primo impegno ufficiale a carattere politico, nell’ambito della neonata Democrazia Cristiana di Romolo Murri .
Questi anni rappresentarono un momento di intense lotte sociali alle quali non furono estranee le difficoltà economiche causate dal fallimento di alcune banche locali, dalla disoccupazione e dalla conseguente emigrazione. Con il passaggio della gestione dell’industria siderurgica alle Acciaierie di Terni, l’industria riprese ad espandersi, puntando soprattutto nell’area della piana valdese dove sorsero nuove aziende fra cui l’importante Fornicoke, per molti anni la più importante cokeria italiana.
Esempio particolarmente significativo della solidarietà della popolazione savonese fu la mobilitazione offerta in occasione dell’affondamento da parte di un sommergibile tedesco, di fronte alle coste di Vado nel 1917, del transatlantico inglese Transylvania, la più importante nave per il trasporto delle truppe operante nel Mediterraneo. La cittadinanza ospitò i 3.100 naufraghi presso le famiglie locali, instaurando un fecondo rapporto umano, durato a lungo nel tempo .
A ricordo delle vittime, gli abitanti eressero nel 1922 un monumento a Punta Predani a Bergeggi, e allo stesso modo a Spotorno, luogo più vicino alla tragedia, venne dedicata loro una scultura marmorea che, fu, però, distrutto dalle autorità fasciste nel 1936 per rappresaglia alle sanzioni economiche poste dagli inglesi alla Società delle Nazioni.
Importante fu, poi, il contributo in uomini e risorse dei savonesi durante la prima Guerra Mondiale: in questa occasione la cittadinanza partecipò attivamente allo sforzo bellico e compì fino in fondo il proprio dovere con la presenza di migliaia di cittadini al fronte e con ingenti apporti in denaro per le spese della guerra.
La partecipazione alla produzione fu, in alcuni settori, determinante e di rilievo: interi settori industriali, metallurgico, chimico, cantieristico inviarono le loro forniture per le forze armate alleate.

La vita politica

Al forte impegno bellico, che provocò un vertiginoso aumento della produzione industriale e un forte impiego di manodopera, nel 1918 seguì il travagliato dopoguerra, caratterizzato anche da disoccupazione e povertà, da una forte tensione e dalle prime violenze squadristiche contro le organizzazioni operaie.
La città di Savona è teatro di burrascosi episodi: molti furono i negozi svaligiati nel 1919 e si diffuse sempre più la caccia agli ufficiali che favorì, poi, l’adesione al fascismo di una gran parte dei borghesi e, come altrove, l’estromissione del sindaco dalla città.
Nell’elezioni politiche del 1919, il Partito Socialista ottenne il 41% dei suffragi, il Partito Popolare il 22,1 %, l’Unione Liberale il 7,1 % ed i Democratici Costituzionali il 7%.Nelle successive elezione, i socialisti toccarono il 50,7%,i Democratici liberali si assestarono sul 13,1 % e il Partito Popolare sull’11,2 %; il Consiglio Comunale risultò composto da 32 consiglieri socialisti e da 8 del Partito Popolare, mentre i liberali non ottennero nessun seggio.
Nel 1921, la Federazione Socialista savonese aderì al Partito Comunista d’Italia che aveva proprio in Savona il Centro Organizzativo della regione e che nelle elezioni politiche del 1921 ottenne il 26% dei suffragi contro il 22 dei popolari e il 21 del Blocco nazionale .
La nascita del sindacato fascista provocò una crisi, fra il 1922 e il 1925, del movimento sindacale e di quello cattolico: con la sottoscrizione , il 2 ottobre 1925, dei rappresentanti della Confederazione Generale dell’Industria e della Confederazione delle Corporazioni fasciste si sciolse, il 4 gennaio 1927, la vecchia Confederazione e la storia del sindacalismo italiano prese ad identificarsi, nel ventennio fascista, con le vicende dei sindacati fascisti e con i movimenti spontanei, ispirati alla CGL clandestina, e ovviamente anche a Savona sia gli imprenditori sia i lavoratori vennero inquadrati nei sindacati fascisti dei vari settori. Anche quando il fascismo fu saldamente al potere, grazie ai successi d’Africa e di Spagna e al forte consenso generale guadagnato, si continuarono a registrare episodi di opposizione al regime che portarono ai processi del 1934 e 1938 presso il Tribunale Speciale contro gli appartenenti ad organizzazioni clandestine che svolgevano azione di propaganda all’interno delle fabbriche.
In questo contesto ,dunque, la partecipazione diretta della città all’avvento del fascismo fu limitata poiché il partito si servì, per le operazioni terroristiche preparatorie, di elementi prevalentemente forestieri, mentre rimase salda l’opposizione al regime, in campo comunista, socialista, e cattolico: importante a questo proposito fu l’episodio dell’espatrio da Savona di Turati il 12 dicembre del 1926 ad opera di Rosselli, Parri e Pertini; a questo seguirà il famoso processo di Savona nel 1927 che la maggioranza della cittadinanza utilizzò per dimostrare la propria avversione alla dittatura.

Il periodo fascista

Il ventennio fascista fu segnato, però, da una ripresa economica sostenuta dallo presenza di grossi stabilimenti, quali la Viglienzoni, che dava lavoro al suo interno a duemila operai, al primo posto fra le industrie vetrarie, e dal massiccio intervento pubblico, con operazioni edilizie di rilievo, quali la strada litoranea Savona Albisola , i nuovi palazzi del Comune , delle Poste e dei Telegrafi e della Prefettura.
Le più consistenti innovazioni al volto della parte centrale della città rispecchiarono, infatti, il nuovo ruolo amministrativo e le esigenze celebrative del regime fascista: nel termine di un decennio vennero realizzate , con rapidità e insensibile determinazione tipica del regime fascista, gli edifici sedi delle più importanti istituzioni pubbliche e simboli del potere, nei quali è ovviamente predominante lo stile littorio; denominatore comune furono, sicuramente, le distruzioni che esse determinarono nel tessuto urbano preesistente.
Nel 1930 venne bandito un concorso per la sistemazione della zona compresa fra il centro e la regione Monturbano, nella cui area si sarebbero concentrati tutti gli edifici pubblici e gli organismi rappresentativi, con enormi costruzioni e fughe prospettiche incrociate, ma questo progetto fu presto abbandonato perché avrebbe comportato per la città effetti urbanistici ed estetici disastrosi.
A questo proposito, l’Amministrazione Comunale dell’epoca ritenne necessario reperire un’area del centro cittadino per l’edificazione di un nuovo palazzo della Prefettura adibiti ad uffici cittadini: la scelta ricadde sul podestà che, a differenza del sindaco dell’attuale sistema democratico, non era elettivo , ma di nomina governativa e, per effetto delle leggi del 1926, accentrava non solo le facoltà dell’attuale sindaco, ma anche quelle della Giunta e del Consiglio Comunale ( che si denominava Consulta Comunale e che aveva, infatti , solo voto consultivo): egli scelse la zona dei Vecchi Cassari, centralissima area, vasta per contenere non solo un palazzo, ma altri uffici pubblici.
Nel 1933 parte del lato sud di piazza Diaz, sede del teatro comunale, scomparve per far posto al palazzo delle Poste, la cui facciata fu adornata dal gruppo scultoreo Pegaso di Arturo Martini; nel 1934 l’intero Borgo Superiore fu cancellato a causa della speculazione privata per la costruzione di condomini disposti intorno alla nuova piazza Marconi; nel 1939 ’40, prima dei rovesci militari della seconda Guerra Mondiale, venne ultimato in piazza Mentana il palazzo Littorio (nel 1944 il palazzo prese il nome della piazza) che ospitò la sede della Federazione fascista e che dal 1946 diventò il palazzo del Governo e sede della Prefettura.
E’ proprio degli anni Trenta il problema dell’insufficienza della struttura dell’edificio dell’ospedale S. Paolo di corso Principe Amedeo: questo era diventato obsoleto per i bisogni della zona, anche a causa del forte aumento della popolazione e così, fra il 1928 e 1931, il fabbricato fu ristrutturato e sopraelevato di un piano, ma già in quel periodo si era proposto un trasferimento dell’ospedale nella vicina sede del Valloria, cosa che avverrà negli anni del secondo dopoguerra . Nella grande fortezza del Priamar, in seguito al progetto vincitore del concorso bandito dal comune nel 1932 per la sua sistemazione , venne realizzata la sede dell’O.N.B. (Opera nazionale Balilla), divenuta poi G.I.L (Gioventù italiana del Littorio) ma questa parte di fortezza venne distrutta dalle bombe e su questa area sorgerà l’attuale piscina comunale.
Anche molti organismi amministrativi subirono cambiamenti a seguito dell’avvento del regime: la vecchia Camera di Commercio e delle Arti di Savona, che era diventata Regia Camera di Commercio e dell’Industria, come molti analoghi organismi italiani, muta fra il 1926 e il 1934 la propria denominazione in quella che manterrà per il periodo del governo fascista:
Consiglio provinciale dell’Economia prima e Consiglio provinciale dell’Economia Corporativa; questo organismo riuniva i rappresentanti degli interessi delle attività produttrici nelle province, assicurando e promovendo il coordinamento e lo sviluppo armonico degli interessi generali della nazione. Per quel che riguarda le opere pubbliche, nel 1936 vennero costruiti gli edifici scolastici nel quartiere di Villapiana, la Casa della Madre e del Fanciullo, l’Istituto per prima infanzia , il Laboratorio Provinciale d’Igiene e la centrale telefonica automatica della Società Telefonica; la Pinacoteca e la Biblioteca, nel 1936, furono trasferite dalle loro sedi originarie per lasciare il posto agli uffici comunali.

Il Comune nel 1934 bandì un importante concorso per un piano regolatore generale , il primo dopo il 1856, vinto dal gruppo condotto dall’ingegner Aldo Della Rocca di Roma il quale formulò il piano definitivo entrato in vigore nel 1938.
Il problema fondamentale cui si doveva far fronte era sicuramente quello delle comunicazioni territoriali, nodo centrale dello sviluppo di Savona: venne proposta l’eliminazione dal centro cittadino degli attraversamenti delle grandi vie di traffico , lo spostamento a monte della ferrovia, lo sviluppo edilizio della città nella vasta piana dell’Oltreletimbro fino al mare, e l’eliminazione degli impianti ferroviari esistenti; nel centro storico, concepito solo come nucleo pittoresco, oltre alle demolizioni lungo la calata, il piano prevedeva una massiccia serie dei interventi di “diradamento” suggeriti da indispensabili norme di igiene e di decoro e da necessità di traffico o per mettere in vista monumenti soffocati, valorizzare scenari nascosti o sminuiti da masse inutili ed ingombranti.

Bibliografia

N. Cerisola "Storia del porto di Savonaì", Savona, 1968, p. 138-145.
G. Malandra "La Camera di lavoro di Savona 1901 " 1922,Savona, 1981,p.10
N. Cerisola "La storia di Savona", Savona, 1980, p.420
Costa "Aspetti e momenti del Risorgimento savonese (1814-1870) in Atti e memorie delle SSSP.,n. s. , V, (1971 1972. p. 30).
Un elenco inviato dal Comune alla Sottoprefettura, nel 1883, ne elenca ben 25 (A.S.S Comune di Savona) serie III, cart. 471, fasc. 5) R. G.Boscovich, Sui danni del porto di Savona. Loro cagioni e loro rimedi, Savona, 1892 (si tratta della relazione pubblicata a cura di G. A Rocca)
G. Malandra "La Camera del Lavoro di Savona 1901" 1922, Savona ,1981, p. 10
Sulla presenza dei cattolici nel mondo politico e sociale della Savona nel tardo Ottocento primo Novecento, ha raccolto una ricca serie di testimonianze G. Ferraris in "Il letimbro", 89 (1980), nn.16 25, 28.
Si veda inoltre La nascita della D.C. di don Murri a Savona nel 1902 a cura di G. Farris in Il Letimbro 91 (1982), n.34, p3, nonché i numeri seguenti;
R. Airolfi "L’affondamento del Transylvania", Savona, 1977
Da "Il Corriere Ligure", 5 agosto 1922 sotto il titolo di "I fascisti in Municipio" : "Ieri, venerdì, i fascisti presero d’assalto il Municipio e vi si insediarono. Nessuna traccia dei comunisti, sindaco o assessori .Sul tavolo del sindaco è stato sequestrato il ritratto di Cicerin con dedica ed è stato portato al Chianale dove venne esposto tra l’ilarità generale. La bandiera rossa è stata finalmente fatta a brandelli e il Municipio sventola ora il tricolore.
R. Vallarono "La nascita del P.C.I a Savona" Savona, 1981,p.16. Si veda anche A Cervetto
"Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona", in Rivista storica del Socialismo I, (1958), n°4. Nettamente contrastante fu invece il risultato elettorale a livello regionale, dove il Blocco Nazionale raccoglieva il 32.6% dei suffragi, il Partito Popolare il 24.7%, il Partito Socialista il 24.3%,il Partito Comunista l’8.5%, I Socialisti Autonomi l’8.5Cittadinanza di Savona
"Opere pubbliche della prima gestione podestarile 1927 -1931", Savona, 1931, pp. 12 -16 Istituto di Propaganda per la Liguria
"La provincia di Savona nel suo primo decennale",1937. Gli elaborati del concorso, al quale partecipò anche l’ingegner Franco Albini.