Torna alla home page

 

 

§ 4. Keiji Nakazawa - Gen di Hiroshima

 

Keiji Nakazawa è un hibakusha, ovvero un sopravvissuto della guerra atomica. È anche un convinto pacifista, che lontano da ogni retorica, ha utilizzato il linguaggio del fumetto non solo per deplorare, condannare, aborrire la guerra ma soprattutto per lanciare un grido di speranza, perché ognuno abbia il coraggio di dire no alle armi nucleari. Keiji Nakazawa aveva sette anni quando l'atomica fu gettata sulla sua città: perse il padre, il fratello e la sorella. Nel fumetto, Nakazawa è Gen, suo alter-ego. Gen e sua madre si trovano davanti alla difficoltà di vivere, abbandonati dagli amici, senza soldi e circondati dalla diffidenza collettiva; ma non sono i soli: tutti quelli coinvolti nell'esplosione si trovano davanti alla stessa solitudine, alla stessa disperazione. Solo Gen sembra non perdere mai la speranza, la fiducia in chi lo circonda: ostinatamente legato alla sua dignità umana, all'amore per la madre e per la sorellina piccola, non accetta di essere discriminato né vuole discriminare. La sua forza è questa carica inesauribile che lo spinge ad aiutare anche quando non potrebbe, a confortare anche chi non sembra avere motivi di conforto, a lottare anche quando la lotta sembra inevitabilmente persa. Gen è determinato a vivere e a far in modo che anche chi gli sta vicino viva, nonostante l'inferno che è diventata la vita. Su queste radici di sofferenza e ricordo Nakazawa narra la vicenda di Gen, un bambino dai grandi occhi, generoso, leale, coraggioso e ingegnoso. Un bambino che apprende dal padre la saggezza del vivere; Gen ci racconta attraverso gli occhi di un bambino lo scoppio della bomba atomica, la sovrapposizione di un sole ad un altro, lo sgomento iniziale che portò la gente a credere che ci fosse stato un terremoto che avesse colpito la propria casa. Hiroshima si presentò come una distesa rossa di tegole di tetti e arroventata dalle fiamme. Gen incontra sul suo cammino solo personaggi deformi, esseri ancora vivi che non ricordano neppure lontanamente gli uomini. Immagini che colpiscono sono quella di un cavallo in fiamme che fugge verso la morte e quella di una specie di zombi senza testa che cammina trascinandosi dietro budella ed un intestino completamente srotolato. L’odore di morte si solleva su quel deserto, popolato solo da cadaveri. A Gen è rimasta solo la mamma in vita, ed è da considerarsi fortunato. La madre però è incinta e da’ alla luce una creatura proprio quel giorno. Gen, dopo il parto, corre a cercare aiuto e cibo in un viaggio che lo porterà lontano e lo ricongiungerà alla madre solo una settimana dopo. E’ proprio durante questa avventura che Gen si scontra con i sopravvissuti a Little Boy8 ed è allora che assume le caratteristiche di un vero e proprio eroe: non si sottrae alle loro necessità e come un missionario porta soccorso a quante più persone è possibile. Nel suo tragitto incontra una bambina corrosa in volto, uomini che perdono capelli semplicemente toccandoseli, altri prossimi alla morte affetti da forti mal di pancia simili a coliti, innumerevoli quantità di morti gettatisi nei pozzi in cerca di acqua. La necessità d’acqua, infatti, è proprio una delle richieste che si fa più forti in mezzo a quell’apocalisse. Poco più avanti anche Gen perde i capelli. Gen giunge poi in un ospedale e si rende conto che la situazione lì è ancora peggiore: i medici, pochi rimasti in vita, non hanno la più pallida idea di come curare i malati e cercano di dedicarsi solo a quelli realmente salvabili, trascurando quelli ormai giunti allo stadio finale della malattia. In questa situazione Gen tuttavia non si scoraggia e continua la sua ricerca di cibo e di aiuto, nonché quella del fratellino, che la mattina dello scoppio della bomba, si era recato dai nonni, nella periferia della città. Il protagonista torna poi dalla madre. I due decidono allora di abbandonare quella desolazione e affiggono un cartello davanti a ciò che resta della loro casa, nella speranza che fosse rimasto in vita qualche parente, che li avrebbe potuti cercare. Vengono poi narrati molti altri aneddoti: uno di questi ci parla dei prigionieri americani che, per evitare i bombardamenti, dipingevano una P sui tetti delle loro case. Il significato di quella lettera era naturalmente Prisoner, ovvero prigioniero. In seguito i Giapponesi si accorsero di ciò e usarono lo stesso metodo; resisi conto della situazione, nei bombardamenti successivi, gli Americani arrivarono a bombardare tutto ciò che trovavano alla portata del loro mirino. Un altro aneddoto ci viene raccontato dalla madre di Gen: era una abitudine giapponese quella di volare basso, poco sopra il mare, poiché gli Americani avevano gli occhi azzurri e la luce riflessa del sole nel mare, li costringeva a volare più alto. Questo comunque è un fatto risaputo anche perché fu alla base dell’attacco sferrato a Pearl Harbor nella battaglia di Midway. Per Gen si apre però un futuro più roseo: trasferitosi a Tokyo, ritrova il fratellino e alla fine del racconto gli ricrescono i capelli, simbolo della malattia superata e dell’inizio di una nuova vita, destinata a raccontare per sempre i dolori che ha vissuto ai posteri. Gen di Hiroshima (Hodashi no Gen ovvero Gen dai piedi scalzi) viene pubblicato a puntate, tra il 1972 e il 1973 su di un settimanale a fumetti giapponese. Il successo è enorme tanto che oggi questo fumetto viene usato nelle scuole per una prima conoscenza dell'olocausto nucleare; ne viene tratto anche un lungometraggio animato. Con la fine degli anni settanta, Gen appare anche sul mercato americano e inglese. La critica concordò nel condannare, sotto il punto di vista stilistico, questo fumetto, ma operare un confronto fra Gen di Hiroshima e qualsiasi altro fumetto, significherebbe dimenticare che Nakazawa ha voluto semplicemente utilizzare un linguaggio a lui familiare, per creare un importantissimo documento storico. Solo dopo trent'anni questo bel fumetto, che è tutto un inno alla pace e alla speranza, approda in Italia. Attraverso un disegno semplice e funzionale, Keiji Nakazawa, si preoccupa di mostrare la tragica realtà della guerra e la tragedia dell'olocausto nucleare. Da membro del movimento pacifista nipponico, non tralascia attraverso accattivanti sottotrame, di narrare il clima di quegli anni di guerra. La retorica guerresca, l'odio per il nemico, l'ottusità delle soluzione dei conflitti attraverso la guerra, il fanatismo cieco e la bestiale stupidità che porta alla violenza irrazionale9.

 

 

Torna alla home page

 



8 Piccolo ragazzo: nome della bomba atomica lanciata su Hiroshima

9 Dai siti internet:

http://utenti.tripod.it/fumettolandia/novità/gen.html;http://members.xoom.it/bombaatomica/nakazawa.html (consultati in data 23/02/2002)