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§ 6. L’INFLUENZA DELL’ATOMICA NELLE Arti figurative

 

SPAZIALI E NUCLEARI

 

Spaziali e nucleari sono stati, cronologicamente, i primi artisti informali in Italia: il loro presupposto storico era l’avanguardia, il presupposto culturale la scienza e la tecnologia, il presupposto artistico un’arte al di là della pittura e forse anche del concetto di arte.

Questi due movimenti nacquero nel 1947, quando l’artista Lucio Fontana arriva a Milano col suo Manifesto Blanco, fondato a Buenos Aires un anno prima; egli trova Milano l’unica vera metropoli italiana dotata di uno sviluppo tecnologico e scientifico apprezzabile:è una città dove si respira aria di progresso. Scrive Fontana nel Manifesto: si richiede un cambiamento nell’essenza e nella forma. Si richiede il superamento della pittura, della scultura, della poesia e della musica. Troviamo in questa pubblicazione termini futurologici e progressivi, che la caratterizzano come un progetto di arte nuova, deciso a proiettarsi nel futuro accompagnandosi ai progressi della scienza. Nello stesso anno della pubblicazione del Manifesto, Fontana realizza disegni che prefigurano l’immagine ideale della futura arte spaziale, i Concetti spaziali: essi rappresentano grovigli di onde, matasse di spirali, elettroni e orbite di pianeti avvolti in ingorghi vorticosi. L’arte spaziale però non può più accettare di essere confinata dentro alla gabbia della tela, del telaio e della materia della sua stessa artisticità, le forme luminose sono le uniche che si possono adeguare ad uno spazio non contenuto nei volumi; per questo l’uso dei tubi al neon modellati, ripiegati e modulati offre a Fontana lo strumento ideale di applicazione materiale della sue idee.

Fontana tuttavia non è l’unico nella Milano dell’immediato dopoguerra, e in questi anni elettrizzati dallo choc della nuova era atomica e dall’avvento di quella spaziale a sentire la necessità di un’arte nuova; attorno a lui, al gallerista Carlo Cardazzo, al critico d’arte Giampiero Giani si forma in quegli anni una compagnia di artisti (Roberto Crippa, Cesare Peverelli, Mario Deluigi, Aldo Bergolli per citarne alcuni) che danno vita ad una situazione di arte neoavanguardista, neofuturista e decisa a mettere l’arte al passo della scienza.

Nel 1951 gli sviluppi dello spazialismo spingono alcuni artisti a volgere lo sguardo non più verso il cielo e lo spazio, ma a riflettere su che cosa bolle sotto il significato e l’apparenza delle cose:i nucleari vogliono scoprire il brulichio atomico e nucleare sotto la terra.

Nello stesso anno mostre di artisti come Gianni Dova, Enrico Baj e Sergio Dangelo ufficializzano il nuovo fenomeno che verrà definito come pittura nucleare.I nucleari per essere conformi al loro nome avrebbero dovuto presentare come arte fusioni e fissioni atomiche, avrebbero dovuto applicare all’arte gli esperimenti della fantasia nucleare; essendo però per ovvi motivi vincolati alla tela, rappresenteranno le loro ossessioni claustrofobiche , un mondo da incubo e fatto di abnormità percettive senza mai riuscire a figurarlo davvero. Il manifesto dei nucleari fu una rivista intitolata Il Gesto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ENRICO BAJ ( MILANO 1924): SCHEDA BIOGRAFICA11

 

È stato fra i protagonisti delle correnti di avanguardia degli anni ’50 accanto a Fontana, Jorn, Manzoni, Klein. A Milano fonda con Sergio Dangelo il Movimento Nucleare nel 1951. Dal 1953 al 1956 collabora con Jorn alla realizzazione degli Incontri Internazionali della Ceramica di Albisola. I frequenti contatti internazionali sono all’origine della relazione col gruppo parigino Phases, che promuove nel 1955 a Milano la grande mostra Il Gesto alla Galleria Schettini. Nello stesso anno Baj dà vita anche all’omonima rivista di cui verranno pubblicati complessivamente sei numeri fino al 1959. Nella sua opera , i periodi dei Mobili e degli specchi, delle Dame, dei Meccani e delle Contaminazioni si alternano a fasi caratterizzate dall’ attenzione per le tematiche di impegno civile contro la violenza e il degrado. Dalle prime raffigurazioni del periodo nucleare (1051) , ai Generali (1960), alle parate militari e ai Funerali dell’anarchico Pinelli (1972), si giunge con l’Apocalisse ad una vera e propria critica della contemporaneità. Attraverso figurazioni mitologiche relative ad un possibile Day-After e altre ipotesi dal gusto kitsch, Baj approda poi nel 1991, al Giardino delle Delizie, dove dà forma all’allucinante realtà della crescita demografica ed ai desideri di evasione di una folla sempre più ingombrante e sempre più kitsch.

Baj si è costantemente tenuto in stretta relazione con poeti e letterati quali Breton, Queneau, De Mandiargues, Eco, Baudrillard, Sanguimeti, Paz, Calvino, Ballo e Buzzati: ne fanno fede una cinquantina di libri d’artista, illustrati con stampe e multipli originali. Collaboratore di quotidiani e riviste, Baj ha pubblicato una decina di libri, fra i quali Ecologia dell’Arte, Impariamo la Pittura, Automitobiografia. Ha esposto nelle principali gallerie e musei del mondo.

 

 

PERIODO NUCLEARE

 

La forma si configura quale elemento di rottura con qualsiasi irrigidimento della vita in elementi prevedibili e conchiusi, l’immagine viene definita in base ad un linguaggio dalle chiare ascendenze surrealiste, il segno si libera dalla schematicità dell’astrattismo geometrico e si trasforma in macchia (tache), in gesto veloce. La rappresentazione finisce per evocare una possibile ed allucinante condizione umana causata dalla deflagrazione atomica. Per la definizione di queste suggestioni figurative, l’automatismo surrealista, praticato specialmente da Masson e teorizzato da Andrè Breton fra gli anni venti e trenta, risulta il mezzo più adatto anzi, naturale, semplice e necessario. Nel ’51 Enrico Baj esordisce nella presentazione della poetica nucleare (il primo manifesto nucleare è dell’anno successivo), interessandosi al mondo prenatale ed a una sorta di embriologia e biologia molecolare. Quasi scheletri di una nuova metafisica, le opere dipinte fra il ’51 e il ’53, rappresentano infatti con frequenza bambini atomici nati dopo Hiroshima ed appartenenti ad un inquietante futuro, scoppi gassosi, funghi generati dalle esplosioni, grandi semafori decomposti e gelatinosi, teschi che sembrano guardarci malgrado i visi vuoti; uomini totalmente e consapevolmente inseriti nella prospettiva di una realtà postatomica. Questi temi sono il punto di partenza per una nuova prefigurazione: le macchie di origine surrealiste e le colature realizzate attraverso la tecnica del Dripping, rievocano una visione cataclismatica del mondo, così come una materia disintegrata, riscontrabile in una situazione pre o sub-umana. Appartengono a questo periodo Grande Semaforo, Concezione Immacolata, Figura atomica 2, Quamisado II, Pittura, Non Uccidete i Bambini, etc.

Ne Lo Scoppio Viene da Destra, Baj rappresenta due personaggi dagli occhi vuoti, umanissimi pur nel loro essere soltanto macchie nere su sfondo giallo, dove si nota il chiaro desiderio di imbrogliare le forze del caso per esprimere una visione cataclismatica del mondo…Nei due spettri si oscilla tra il fetale e il microrganico, in una sorta di tragica regressione fantastica, grottescamente minacciosa, come suggerisce Arturo Schwarz (1962). Così nel precedente Grande Semaforo la figura ci appare ancora disintegrata, ma è chiaramente percepibile la presenza di un essere vivente. Le forme a spirali di questi anni, così gestuali e libere, presentano un dinamismo che rimanda alla struttura dell’atomo, al moto degli elettroni intorno al nucleo.

 

 

 

Da MANIFESTE DE LA PEINTURE NUCLEAIRE, Bruxelles, I febbraio 1952.12

 

Les nucleares veulent abbatte tous les “ismes” d’une peinture qui tombe invariablement dans l’academisme, quelque soit soit sa genèse.Ils veulent et ils peuvent reinventer la peinture.

Les formes se disintegrant : le nouvelles formes de l’homme sont celles de l’universe atomique.Les forces sont les charges electroniques.

La beautè idèale n’appartient plus a une caste d’hèros stupides ; ni au robot. Mais elle coincide avec la reprèsentation de l’homme nucleaire et de son espace.

Nos consciences chargèes d’esplosifs imprèvus prèludent à UN FAIT.

Le nuclèaire vit dans cette situation, que seuls les hommes aux yeux èteints ne peuvent pas saisir.

La vèritè ne vous appartient pas : elle est dans l’ atome .

La peinture nucleaire documente la recherche de cette verité.

 

                                                                                              Enrico Baj, Sergio Dangelo.

 

 

I nucleari vogliono abbattere tutti gli “ismi” di una pittura che cade inevitabilmente nell’accademismo, qualunque sia la sua genesi. Essi vogliono e possono reinventare la pittura.

Le forme si disintegrano: le nuove forme dell’uomo sono quelle dell’universo atomico. Le forze sono le cariche elettroniche.

La bellezza ideale non appartiene più ad una casta di stupidi eroi; né ai robot. Ma coincide con la rappresentazione dell’uomo nucleare e del suo spazio.

Le nostre coscienze caricate di imprevisti esplosivi preludono ad UN FATTO.

Il nucleare vive in questa situazione, che solo uomini con gli occhi spenti non possono cogliere.

La verità non vi appartiene: è dentro l’atomo.

La pittura nucleare documenta la ricerca di questa verità.

       

                                                                                                     Enrico Baj, Sergio Dangelo 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Sanesi SCHEDA AL NUCLEARISMO, da IL GESTO, n° I, Milano, giugno 1955.13

 

Fin dal suo primo apparire con la mostra allestita da Enrico Baj e Sergio Dangelo alla Galleria San Fedele di Milano, il movimento di pittura nucleare è stato, nel migliore dei casi, avversato con un’aperta dimostrazione di ironica differenza. Da un certo punto di vista ciò era tanto comprensibile quanto inevitabile: i risultati dei due giovani artisti erano senza dubbio infirmati di semplicismo, ambigui, scostanti nella loro inusitata informità, sebbene fossero apprezzabili dal lato polemico per una coraggiosa e crediamo sincera foga di rinnovamento pittorico. Essi venivano a porsi in aperta reazione all’astrattismo geometrico di qualsiasi tipo ( riecheggiando all’apparenza alcune forme dell’automatismo psichico surrealista), e manifestavano tale avversione col tentativo di rappresentare l’angoscia e l’estrema confusione della nostra epoca con forme nucleari tipicamente sorte da  visioni e bagliori di disintegrazione della materia. Sulle tele sconvolte da un gesto che intendeva giungere al limite d’ogni possibilità espressiva non apparivano che macchie e luci, come carboni accesi, materia bruta e metaforiche grida di un dolore che non poteva trovare riscontro, per quanto contorte e contratte, in figurazioni naturalistiche. Crediamo non fosse allora che un gesto, e i risultati non furono e non potevano essere d’ordine prettamente artistico. Esperimenti soltanto, di una via che non poteva dar frutti: e vedremo più avanti le basi teoriche che tolgono al Nuclearismo il sospetto di una superficiale esercitazione; perché contrariamente a quanto pensano coloro che all’idea di Nuclearismo associano ancora e soltanto l’idea di antipittura e irrazionale confusione, il Nuclearismo ha mostrato in pochi anni uno sviluppo lento ma graduale e positivo verso un nuovo affiorare dell’uso del linguaggio figurativo mediante una specie di stratificazione di elementi cui non sono estranei simboli più di vasti e alti significati. E si è anche posto in una direzione contenutistica che pensiamo non debba essere passata sotto silenzio. È necessario dir subito, per dovere di chiarezza, che data la staticità di alcuni componenti del gruppo a posizioni di partenza e dato l’avanzare di altri verso fasi ancora più polemiche, antipittoriche e negative, l’esempio che più ci interessa, e a cui è forse possibile guardare con una forse maggiore speranza, è quello di Enrico Baj.

Dopo un primo tempo fitto di incertezze, egli è andato via, via organizzandosi teoricamente più di quanto non possa sembrare, ed ha immediatamente voluto distinguere Due mondi diversi – prima in natura che in arte- da cui possono essere astratte le visioni più significanti di uno “stato dell’uomo”: un mondo apprensibile mediante un concetto meccanicistico ed un altro apprensibile mediante il più avanzato concetto relativistico indicato da Einstein. E il secondo non esclude il primo, ma lo supera fino a sfiorare la metafisica. E’ evidente, come egli afferma. Che all’antico concetto meccanicistico si rifacevano gli astrattismi sorti nei primi anni del ‘900 ( Cubismo, Futurismo e i loro derivati attuali), mentre il Nuclearismo , nel suo tentativo di cogliere aspetti trascendenti, pur senza restare avulso dalla storia dell’uomo, intende legarsi completamente alle teorie della relazione. A un certo punto non ci siamo meravigliati che su una copia di un volumetto del grande scienziato recentemente scomparso la mano di Baj aveva tracciato due profonde linee nere a sottoscrivere questo passo: “dieci anni fa la teoria della relatività sembrava un tessuto astratto di pensiero, assai lontano dai fenomeni che gli uomini possono constatare o sperimentare. Oggi non è più cosi’. Non è più cosi’ da quando 80.000 persone perirono a Hiroshima… Essa (la relazione) è divenuta per tutti noi questione di vita o di morte”.Questa “questione di vita o di morte” è il lato nobile del Nuclearismo di Baj. Se si osservano in cronologica progressione quadri come “Petit enfant avec ses petits jeouets” (1952), “ Lo scoppio viene da destra” (1952); “Testa di donna” (1953), “ Testa solare” (1953), “Grande insetto lunare”(1954), ecc., è facile districare la via percorsa. E soprattutto se mettiamo in relazione i quadri citati con l’opera grafica di ben trentasei incisioni illustranti il “ De Rerum Natura” di Lucrezio. Qui la concezione atomistica del mondo, l’identificazione vorticosa del particolare e dell’universo sotto uno stesso segno ricorrente e precario, il ciclo eterno della nascita, della vita e della morte, questi concetti si concretizzano definitivamente, in una scarna ed efficace poesia. Come risolti nell’opera figurativa a cui questa si affianca? Lo stesso Baj ce lo dice: “con una forma di pittura che vuol essere in modo particolare “gesto”. […]

Come scrisse Beniamino Dal Fabbro, “ da quella pioggia cosmica d’atomi, da quella remota formazione del mondo non sarà difficile a Baj trovare il bandolo della spirale, linea creativa ed ascendente, e arrampicarsi per le sue volute fino alle “ teste solari” , a quelle raffigurazioni di un mito che per essere stato all’origine non può essere che eterno e sempre valido .”.

 

 

 

 

BENIAMINO DAL FABBRO, DEFINIZIONE DEI NUCLEARI, catalogo della mostra, Milano, Studio b24, settembre 195314

 

Anche in pittura, come in tutte le altre arti, assai gioverebbe una precisa, non empirica distinzione fra Artista e Dilettante, che è affidata di solito  a criteri di carattere sociale, professionale o di mestiere, o sindacale addirittura.

Artista non è chi si proclama tale, e come tale giustifica il proprio lavoro, ma chi si inserisce al punto giusto,  che è inevitabilmente uno solo e necessariamente attuale della evoluzione  del vivente linguaggio pittorico , nei suoi modi e nelle sue forme; Dilettante non è chi considera marginale a se stesso un lavoro d’arte, o come un esercizio gratuito e voluttuario di un supposto talento espressivo, ma chi è un manierista di una qualche pittura di ieri, o anche di oggi, intendendo i principi come inviolabili norme per sempre stabilite.(Ne consegue che dilettante sia, in tal senso, ciascun cattivo artista impegnato nel suo anacronismo estetico e nella sua imitativa applicazione di un’arte che soltanto nei riguardi di se stessa tollerava le proprie regole).Anche un buon Artista può diventare Dilettante, ossia un manierista di se stesso, quando nei suoi anni stanchi o tardi si rifiuta di seguire la vita mutevole della pittura, a cui egli stesso collaborò, e si ripete, si copia , fasciandosi nelle bende dei suoi schemi; può diventare anche Artigiano, figura che corrisponde a un tipo di Dilettante di mestiere ereditariamente trasmesso.

Dilettanti sono oggi, in maniera affatto analoga, il poeta dannunziano, il musicista wagneriano, il pittore impressionista, il pittore picassiano, lo scultore michelangiolesco, lo scultore canoviano; Artigiano è, esemplarmente, il vasaio, che ripete i gesti di un’ esperienza antica su argilla e terracotta, ma ne è incapace di una minima che sia nuova; Artista è soprattutto chi non è né Dilettante – manierista né Artigiano, chi sa mettersi per la via, anche se ardua, segreta e sgradevole per cui le arti si stanno oggi incamminando, attuate via, via e modificate dalla variabile intenzione creativa degli uomini.

Da persuasioni e da idee del genere poterono nascere in noi e giustificarsi, sin dalla loro prima apparizione del Novembre 1951, stima e simpatia per i giovani nucleari di Milano. Essi hanno poi teorizzato, avviando più che un “ movimento “, l’ invito a una nuova “ pratica “ di pittura, hanno perduto alcuni dei loro, hanno fatto cautamente dei proseliti, in Italia e in Europa…

Elenchi e date ripetono la loro storia. Ma subito al principio Baj e Dangelo con giovanile coraggio e giusta intuizione avevano perforato la varia, ingannevole, brillante scorza della pittura contemporanea, isolandone gli aspetti caduchi, le partigianerie, i manierismi, sino a metter le mani nella densa, torbida e composita sostanza di cui ritenevano necessario servirsi. Era un sedimento informe e indescrivibile, una lava cosmica, un colaticcio di tavolozze; era una pasta alternativamente emulsionata e aerata in particelle luminose dagli Impressionisti, avvelenata e incupita dagli Espressionisti, solidificata dai Cubisti, proiettata in arcobaleni dai Futuristi, colati in stampi di ectoplasmi dai Surrealisti, accesa artificialmente nel Giappone provenzaleggiante di Van Gogh, smorzata nella madia domestica di Cezanne, triturata da De Pisis in un delicato mortaio autunnale, e via, via torturata, frugata, mantrugiata in ogni modo sino a che gli Astrattisti la imbalsamarono nelle figure comodamente immortali della decrepita geometria greca. Ancora una volta si scopersero la purezza di un segmento nero in campo bianco e la tonda perfezione della sfera.

Altri, stanchi delle sterili nozze tra un ombrello e una macchina da cucire, avevano escogitato di far passare per geniali rinvenimenti estetici alcuni attributi originali ineliminabili dell’arte; è una pittura che fu detta “spaziale”, come se potesse accampare in una dimensione diversa da quella dello spazio, con la medesima ridevole (eccezion fatta per un Fontana) tautologia di chi designasse “temporale una musica. Tutto questo, s’intende, non impediva ai matusa sfruttatori della “sezione aurea” di servirla calda e fresca in nuove marine mediterranee, ai domatori di cavalli peloponnesiaci di riscrivere utilmente pre-datate le loro metafisiche incantagioni, ai fabbricanti di donne-ancore e di anfore-donne di allinearle nelle loro ammirate vetrine, ai virtuosi dei francobolli usati e dei riflessi luminosi iscritti sulla punta verniciata d’una scarpa d’includervi la finestra, il tetto della casa di fronte e una rondine di passaggio. Prima Baj e Dangelo, poi Baj, Dangelo, Colombo e ancora gli stessi con Mariano che altro di meglio potevano fare se non respingere in blocco tutto questo fradicio mondo, che era a dato a congelarsi nei frigoriferi dell’astrattismo? Soli, Spogli d’ogni retorica, avendo sotto gli occhi la massa indistinta e fosforica che aveva dato origine a tutte le tinte e a tutte le forme, essi guardarono intorno, e nel confuso frastuono del secolo si dissero ingenuamente nucleari.

La materia, proprio come la pittura, non si stava disintegrando sotto i bombardamenti della fisica e della chimica?

La catena degli atomi, e si riteneva infrangibile, non stava per spezzarsi?

 

 

BENIAMINO  DAL FABBRO, AFORISMI NUCLEARI, catalogo della mostra, Venezia, Ca' Giustinian, marzo 1954.15

 

Il pittore nucleare è tale non per deliberazione, ma per il suo conscio atavismo d' uomo; egli si ricorda di quando eravamo tutti monocellulari.

La minima distrazione, allora, ci poteva configurare come una famiglia d'alghe o come una sottospecie di muffe.

 

Nucleari, si nasce; pittori nucleari, si cresce.

Pittori non nucleari, si diventa per un oltraggio a noi stessi.

 

Se vi fa piacere, scavate buchi, piantate chiodi... il plasma cromatico nucleare, materia intrisa d' ogni veleno e d' ogni antidoto, eguaglierà i vostri buchi e agglutinerà i vostri chiodi.

 

Il mondo per noi è simile al sedimento circolare, informe e variegato, che vede la ballerina dal diciassettesimo giro in poi ch' essa compie vertiginosamente e incessantemente su se stessa.

Noi tendiamo a raffigurare quel barbaglio fosforico e variopinto che rimane nei suoi occhi dopo che è caduta, cedendo alla debolezza della sua natura di donna.

 

Caro amico, oggi ho visitato la ridicola esposizione dei tuoi pessimi quadri, e non posso fare a meno di comunicarti tutto il mio profondo disgusto.

La tua "pera sul piatto" son sicuro che un bel verme se la stia tutta divorando all' interno;

il tuo "tramonto", me lo vedo io assai più acceso se guardo un' alba traverso una lente rossa; il tuo "notturno" è opaco in paragone al morbido e fresco velluto nero del mio mantello, di cui posso avvolgermi la testa. E tua "madre", vuoi far credere che è cosi vegliarda, incurva e rugosa?

Tua madre, e la nostra, e di tutti, è il mare, il grande mare infuso di tinte e di luminescenze, di stelle liquefatte e di carburo in ascensione...

 

Del Sistema Tolemaico ( che ha incoraggiato le immobili pitture di Pompei ) ha fatto giustizia il sistema Copernicano ( che ha guadagnato alla pittura i disonesti trucchi della prospettiva e la gravitazione dei Serafini e dei Cherubini intorno ai Troni e alle Dominazioni).

 Del Sistema Copernicano sta per far giustizia il Sistema Nucleare, che disciplina unitariamente le orbite degli astri, i circuiti segreti della materia, il giro del sangue nel nostro corpo e il turno dei colori nella sfera dell' arcobaleno.

 

Leonardo cercava profili umani e bestiali nelle macchie d'umidità sui muri; Degas costruiva una scogliera da una palata di carbone rovesciata sul tavolino; Rousseau si alle insegne dei macellai e dei panettieri, per trarne coloristico partito; De Chirico fece tutto il suo bottino metafisico di manichini in una sartoria chiusa per fallimento; Picasso rovescia come guanti i suoi figli per vedere come possono essere fatti...

Io...io cerco il mio quadro, i miei colori, lo specchio di me stesso, nei gusti interni delle mie palpebre chiuse; il sangue vi passa precipitoso, e io proietto i miei sogni sopra tale fuggevole schermo. 

 

 

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11 A cura di Martina Corgnati, Il movimento Nucleare, edito in occasione della mostra svoltasi a Milano dal 16 giugno al 31 luglio 1999, pp. 127-128 e sgg.

12 A cura di Martina Corgnati, Ibidem, pag. 107 e sgg.

13 A cura di Martina Corgnati, Ibidem, pag. 119 e sgg.

14 A cura di Martina Corgnati, Ibidem, pag. 115 e sgg.

15 A cura di Martina Corgnati, Ibidem, pag. 116 e sgg.