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INTRODUZIONE

 

 

 

 

 

Il diritto di autotutela dei singoli è riconosciuto fintanto che il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale…

così …il tradizionale diritto di guerra derivante dalla sovranità dei singoli Stati s’intende, per convenzione statutaria, soppresso..

e …il diritto e l’esercizio di una guerra guerreggiata contro il membro fedifrago (dell’ O.N.U.) è trasferito dallo Stato singolo alla comunità internazionale…

 

(L.Sturzo in La Comunità Internazionale e il diritto di guerra, 1928.

Riedizione del 1953)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quale legittimità per una guerra?

 

 

Quale guerra stava combattendo Roma con le sue legioni in un gennaio imprecisato, quali popoli sottometteva, quale diritto vantava per muovere l’esercito contro popolazioni anche pacifiche, per obbligarle a fornire il vettovagliamento al suo esercito, a cedere le terre?

Quale diritto poteva vantare la romanità?

Eppure per secoli, più giustamente, per millenni, la storia è stata letta non come un progresso dinamico di civiltà, ma come guerre, oppressioni, imperialismi, in nome di un diritto la cui definizione riesce ancora difficile.

E poco aiuta sapere che la guerra, il sangue, le stragi, le durezze, le crudeltà – nel XX secolo – non erano più oggetto di deprecazione, di ripugnanza e di obbrobrio, ma, come cose necessarie ai fini da conseguire, si facevano accettevoli e desiderabili, e si rivestivano di una certa attrazione poetica, e perfino davano qualche brivido di religioso mistero, per modo che si parlava della bellezza che è nella guerra e nel sangue, e dell’eroica ebbrezza che solo per quella via all’uomo è dato di celebrare e godere.

(B. Croce, La storia come pensiero ed azione)

O che discutendo sui tempi dell’attacco il Capo di Stato Maggiore del II Reich, Moltke dichiarasse che ogni attesa significa diminuire le possibilità. L’unico dato emergente dai documenti è che la guerra è stata, e continua ad essere, l’unico mezzo per affermare la supremazia di un soggetto giuridico con sicuro spregio per tutti gli altri, ridotti al miserrimo rango di comprimari su una scena che ha già tutte le battute scritte e, purtroppo, conosciute.

 

§ 1. Il dopo Yalta

 

 

Equilibrio del Terrore, Guerra Fredda : erano queste le affermazioni più diffuse negli anni ‘50 – ‘60 quando il mondo cercava affannosamente di mantenere viva la pace e di negare il diritto di guerra. Questa politica, non sempre formalmente condivisa, forse più per ragioni di supremazia nelle rispettive aree di influenza che per effettiva convinzione, veniva in qualche modo ribadita andando a riproporre con sistematica cadenza quanto lo Statuto dell’O.N.U. aveva affermato. Così, ma già allora con qualche stanchezza (o disillusione) si ripeteva che le parti di una controversia, la cui continuazione sia suscettibile di mettere in pericolo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, devono, anzitutto, perseguire una soluzione mediante negoziati, inchiesta, mediazione, conciliazione, arbitrato, regolamento giudiziale, ricorso ad organizzazioni od accordi regionali, od altri mezzi pacifici di loro scelta[i].

E così, in nome della soluzione pacifica delle controversie,

 

1950 – 1953 Guerra di Corea;

1956 Invasione dell’Ungheria;

1956 IIa Guerra arabo-israeliana;

1962 Crisi U.S.A. – U.R.S.S. i per missili di Cuba;

1964 – 1973 Guerra del Vietnam;

1967 IIIa Guerra arabo-israeliana;

1968 Intervento sovietico in Cecoslovacchia;

1971 Intervento sovietico in Polonia;

1971 Guerra indo-pakistana;

1973 IVa Guerra arabo-israeliana;

1979 Intervento sovietico in Afghanistan;

1989 Intervento americano a Panama;

 

per ricordare solo le crisi più significative, quelle che fecero rischiare il collasso del sistema bipolare che era uscito vincente da Yalta e che i trattati di pace successivi al secondo conflitto mondiale avevano formalizzato. Quali ragioni per quelle guerre? L’indipendenza dei popoli? L’autonomia politico-economica? Il diritto all’esistenza di Stati disegnati da politici poco accorti su una mappa regionale? Il principio della sovranità limitata, della vecchia dottrina Breznev? In forza di qualsivoglia tra queste ragioni, con l’obiettivo di riaffermare un ruolo guida, vantando un credito da finanziamenti concessi, le guerre continuano ad essere combattute ed il diritto di guerra come reale (e unico?) mezzo per la soluzione delle controversie risulta vincente. Solo il conflitto globale viene evitato per l’incombente catastrofe, l’O.N.U. e le altre organizzazioni emettono risoluzioni, delibere, gli Stati democratici fanno votare ai rispettivi parlamenti mozioni di condanna. Tutto cade nel silenzio, la guerra ha i suoi diritti e sono diritti vincenti: che le organizzazioni internazionali rimangano sullo sfondo, che si constati la loro marginalità, poco importa[ii].

Il riproporsi di guerre regionali sembra l’unico sistema trovato per evitare la globalizzazione del conflitto, la contrapposizione fra i gendarmi della pace mondiale.

 

 

 

 

 

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NOTE:

 

[i] Cfr. Statuto dell’ONU. – Cap. IV – Soluzione pacifica delle controversie, ART.33

[ii] E dire che nella Carta di San Francisco si leggeva: 

NOI, POPOLI DELLE NAZIONI UNITE, DECISI a salvare le future generazioni dal flagello delle guerre, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità,

    a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole,

    a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altre fonti del diritto internazionale possono essere mantenuti,

    a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà,

E PER TALI FINI a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l’uno con l’altro in rapporti di buon vicinato,

    ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale,

    ad assicurare, mediante l’accettazione di principi e l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune,

    ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli,

    ABBIAMO RISOLUTO DI UNIRE I NOSTRI SFORZI PER IL RAGGIUNGIMENTO DI TALI FINI.

    In conseguenza, i nostri rispettivi Governi, per mezzo dei loro rappresentanti riuniti nella città di San Francisco e muniti di pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma, hanno concordato il presente Statuto delle Nazioni Unite ed istituiscono con ciò un’organizzazione internazionale che sarà denominata le Nazioni Unite.