EDITORIALE N. 3 MARZO 2002


Sperimentazioni sì, sperimentazioni no.
Un dibattito sempre attuale che però vede delle soluzioni. Le recenti disposizioni ministeriali in materia di organico funzionale nella scuola secondaria forniscono una prima risposta. L'organico funzionale approvato dalla precedenti normative ministeriali vede la sua fine: a dire il vero la vita di tale disposizione è stata decisamente breve ma il ministro Moratti ha decretato con tempestività la sua fine. Questo equivale a far morire anche i licei che stanno praticando maxi-sperimentazioni? O le attuali pratiche saranno mantenute in vita a patto che soprattutto i costi siano inesistenti? Molti interrogativi aperti rimangono al tappeto ma una cosa è certa circa 4.000 posti nella scuola secondaria svaniranno.
Non commentiamo questo fatto e lasciamo ai docenti i commenti ma la riflessione ci porta sulle conseguenze della didattica dei progetti che ben presto avrà una ricaduta sull'utenza della scuola pubblica.
Le sperimentazioni a tutt'oggi sono molteplici, decisamente troppe e non tutte di qualità, senza dubbio hanno bisogno di motivati interventi per evitare che le istituzioni scolastiche perdano sempre più la loro identità, ma molti licei italiani, ed è il caso dei licei dell'Autonomia, hanno iniziato da anni una seria ed attenta sperimentazione che ha già dato i suoi frutti. I risultati sono visibili dalla realizzazione di progetti che coinvolge molti consigli di classe e molti liceali entusiasti delle metodologie praticate. Insomma nuovi modi di programmare e di lavorare, a partire da una rivoluzione negli orari ad una indispensabile dialettica docente-studente. Molti docenti hanno abbandonano quelle tediose pratiche accademiche dalle "porte chiuse" per coinvolgere responsabilmente ed attivamente gli studenti nelle strategie dell'apprendimento. Una grande conquista sono stati i laboratori che finalmente istituzionalizzati nei licei maxi-sperimentali possono dar vita ad un centro della riflessione dove il senso teleologico della progettualità ne è l'anima.
Il laboratorio di storia e quello di filosofia sono recenti conquiste per un mondo di filosofi poco disposti a concedersi alle nuove tecnologie. L'informatica è stata ritenuta da molti docenti italiani idonea alla pratica della nuova didattica anche se la strada è ancora assai faticosa. Ma senza l'organico funzionale? È vero che molti docenti si sono responsabilmente aperti programmi innovativi ma il carico di lavoro sempre più estenuante delle maxi-sperimentazioni può portare a ripensamenti. Che dire se poi se vi sarà la possibilità di incrementare il monte orario istituzionale? Dove andrà a finire la qualità? E la risposta non sarà una pericolosa inversione di tendenza: il ritorno alle monotone, ripetitive e meccaniche lezioni dall'alto della cattedra? Non diamo risposte perché prematuro, solo il fluire del tempo chiarirà tutta la vera filosofia della riforma scolastica. Ma nel frattempo una preoccupazione o almeno un dubbio lasciatecelo esternare!