EDITORIALE N. 7 LUGLIO 2002


Un anno scolastico sta terminando ed è stagione di bilanci e resoconti. Ogni scuola dovrebbe meditare sul futuro. Come è possibile? Ascoltando gli studenti e i docenti. Attendiamo con ansia tutte le novità che probabilmente arriveranno nel mese di agosto ed chissà forse nel mese di settembre ritroveremo le Istituzioni scolastiche alle prese con nuovi problemi! Ma non è giusto ipotizzare e dalla fine di luglio ad 31 agosto godiamoci le meritate vacanze perché tutti gli operatori della Scuola avranno bisogno di rinnovate forze per iniziare in settembre un nuovo anno scolastico ricco di incognite. Nel frattempo sono sempre visibili on-line gli esiti del laboratorio storico e della nuova figura del docente e dello studente-ricercatoreAttendimo che tale modello della nuova didattica si diffonda sempre più in tutte le Scuole Italiane. La ricerca-azione, lo studio delle memorie soggettive, la comparazione delle fonti storiche producono risultati visibili ma soprattutto la passione per la storia ed una preparazione dei nostri studenti all'ingresso del mondo universitario. Per far entusiasmare i nostri studenti è anche necessario un pizzico di "gioco"? Ma si può studiare superando la noia? Platone si orienta a ridurre il mondo della realtà alla dicotomia inganno-verità. La tendenza si orienterebbe ad identificare, almeno in questo contesto, l'inganno con l'illusione. Ma l'illusione non è inganno, anzi, essa è parte della verità. Kant, per esempio, aveva rilevato che all'inganno pertengono cose come i trucchi del prestigiatore e i giochi pittorici a trompe-l'oeil, mentre all'illusione per tiene la poesia. Kant opera queste distinzioni basandosi sul fatto che, nel primo caso, una volta scoperto il trucco, ci si stanca presto del gioco, mentre nel secondo caso si scoprono sempre cose nuove. (I. Kant, Inganno e illusione, in Kant/Kreutzfeld, Inganno e illusione, a cura di M.T. Catena, Ed. Guida, Napoli, 1988, pp.44-45). Mi appare interessante questa triade inganno-illusione-verità. L'illusione è legata alla verità e pertanto non sempre c'è inganno anche perchè l'illusione è scherzo e lo scherzo implica il saper giocare. Ma come ben sappiamo il buon gioco ha a che fare con regole ed ordine. Vorrei forzare questo filosofare ad una mera riflessione intorno alla didattica anche perché sovente il mondo della ricerca storica e filosofica della scuola è affetto da una tristezza di fondo. Troppi studenti soffrono della sindrome della "historie bataille". Come far comprendere che il gioco è disciplina? Che non è caos o tanto peggio banale consumo? Se imparassimo ad apprezzare la dinamica del gioco forse comprenderemmo che è possibile far lavorare gli studenti con entusiasmo raggiungendo ottimi risultati. Ma la lezione più importante che impartiremmo riguarderebbe la stessa nozione di libertà. La libertà non è trasgressione delle regole ma implica una decisione autonoma del voler giocare con delle regole. E' poi possibile praticare un gioco senza regole?
Giocando si crea, si organizza, si relaziona e l'apprendimento diviene mutevole e non sclerotizzato. Anche la stessa illusione ci aiuta nell'apprendimento, ma tale riflessione ci porterebbe molto lontano e sarebbe utile ritornare al grande Hegel che nello scritto: "Fenomenologia dello Spirito" ci ha fatto anche ben comprendere come l'autonomia non potrà abbandonare m ai il riconoscimento che equivale a dire: il gioco non abbandonerà mai le sue regole e le sue procedure.