EDITORIALE N. 7 LUGLIO 2003


La giustizia naturale . Tucidide e Simone Weil
Simone Weil richiamando la rilettura di Tucidide pensa che quest'ultimo si sia formato una concezione della giustizia naturale che può essere sintetizzata come segue: dato che l'animo umano è quello che è, si può prendere in esame ciò che è giusto solamente se c'è uguale necessità da entrambe le parti. Ma se si fronteggiano un forte e un debole, il primo impone ciò che è possibile e il secondo accetta (...) :per legge di natura ognuno comanda sempre, dovunque ha il potere di farlo" (s. Weil, Forme dell'amore implicito di Dio, in Atessa di Dio, a cura di J.M Perrin, tr. it., di O. Nemi, Rusconi, Milano, 1972, p.105)) Simone Weil commentaQuesta lucidità di intelligenza riguardo al concetto di ingiustizia è la luce che precede immediatamente quella della carità. E' il chiarore che perdura qualche tempo, là dove la carità è esistita ma si è spenta. Piuù sotto vi sono le tenebre, dove il forte crede sinceramente che la sua causa sia più giusta di quella del debole.(S. Weil, Forme dell'amore implicito di Dio, in Atessa di Dio, a cura di J.M Perrin, tr. it., di O. Nemi, Rusconi, Milano, 1972, p.106) L'idea di giustizia naturale, che Simone Weil espone commentando Tucidide, coincide dunque con la necessità meccanica secondo cui ciascun essere esercita tutto il potere di cui dispone, finchè la sua forza non incontra un limite: poichè chi è in posizione di debolezza non può fare ostacolo, la giustizia naturale, nel caso tdel rapporto tra un forte e un debole, coincide con la legge del più forte, che produce, a caso, effetti giusti e ingiusti. La dottrina della giustizia naturale di Tucidide, benchè sia estremamente spietata, ha tuttavia il merito, secondo Simone Weil , di non ritenere che la causa del più forte sia anche, per ciò stesso, giusta: essa conserva un barlume di pietà per il debole vinto, perchè impedisce di criminalizzare l'avversario, di addossargli delle menzogne persecutorie, di farne un capro espiatorio. Sintetizzato dalla visione di Tucidide, il tema della giustizia naturale si rialllaccia a quello della forza, vista da Simone weil come un'energia che si espande fino a quando non incontra un limite. Ma presterei molta attenzione ad un componente molto più insidioso: il potere. Infatti, non è la forza, ma il potere, con la sua componente ineliminabile di prestigio, ciò che, tendendo all' illimitato, costituisce il pericolo maggiore. Rispetto a questa tendenza all'illimitato insita nell'uso di chi detiene il potere, la giustizia è ciò che limita; essa è il limite stesso della forza, il punto in cui la forza perviene al limite di se stessa (S. Weil, La prima radice. Preludio ad una dichiarazione dei doveri verso la creatura umana, tr. it. di F. Fortini, Comunità, Milano, 1980,p. 246). Per questo la giustizia, in quanto limite posto all'illimitato della potenza, è definita dalla pensatrice la sovranità della sovranità