EDITORIALE N. 4 APRILE 2004


" La trasformazione del pubblico in massa ci interessa particolarmente, perchè fornisce un importante elemento per chiarire che cosa s'intende per élite al potere . Se tale élite è veramente responsabile dei confronti della comunità, o se almeno la élite esiste in rapporto alla comunità, il trasformarsi di questa comunità in una società di massa ha per effetto un mutamento veramente sosostanziale del significato di élite.(...) Il rapporto tra i latori e i ricevitori d'opinione che è il modo più semplice per indicare la portata sociale dei mezzi di informazione. La frattura determinatasi in questo rapporto, più d'ogni altra cosa, ha una funzione centrale nei problemi del pubblico e dell'opinione pubblica che si sono presentati nelle fasi più recenti della democrazia. A un estremo della scala delle comunicazioni abbiamo due persone che si rivolgono la parola; all'estremo opposto un portavoce si rivolge impersonalmente a milioni di ascoltatori o telespettatori. Fra questi estremi stanno assemblee e riunioni politiche, sessioni parlamentari, dibattiti giudiziari, ristretti ambienti di discussione dominati da un solo uomo, altri circoli aperti al libero scambio delle opinioni tra una cinquantina di persone, e così via. [Ma bisogna fare attenzione alla] possibilità di controbattere un'opinione. Capita che per ragioni d'ordine tecnico le persone che parlano siano molto meno delle persone che ascoltano, e così non si possa rispondere liberamente: ci sono regole e convenzioni implicite che limitano le occasioni di parlare e la possibilità di parlare a lungo, e queste regole possono anche essere in aperto contrasto con le regole formali e con i riconoscimenti istituzionali che reggono il processo di comunicazione. Nel caso limite si può immaginare un monopolio assoluto dei mezzi di comunicazione i quali si rivolgano a gruppi tanto amorfi che non ne venga risposta alcuna, nemmerno in privato . All'estremo opposto, le condizioni e le regole possono permettere una larga e simmetrica formazione dell'opinione. [E circa il grado di efficacia delle opinioni sulle decisioni] Naturalmente questa possibilità degli individui di far valere collettivamente le loro opinioni, è limitata dalla loro posizione nella struttura del potere, la quale dal canto suo può essere tale da limitare decisamente siffatta possibilità - o da ostacolarla, o anche stimolarla - può confinare l'azione sociale adeterminate zone oppure estenderne l'area di intervento; può rendere l'azione intermittete o continua. Bisogna considerare infine sino a che punto l'autorità costituita penetra nel pubblico con le sue forme di controllo. In questo caso il problema è di stabilire il grado di autentica autonomia perduta dal pubblico nei confronti dell'autorità costituita. A un estremo abbiamo una situazione per cui in un pubblico autonomo non si muove nessun agente di nessuna autorità ufficiale; all'estremo opposto, il pubblico, terrorizzato, è ridotto all'uniformità più piatta dal sospetto e dall'infiltrazione dispie. Si pensi al sistema dei "capifabbricato" e dei "capiquartiere" nel regime nazista (...)
C. Wrigth Mills, La élite del potere, trad. it. di P. Facchi, Milano, Feltrinelli, 1966, pp.282-288
Lascio lo spazio per poter riflettere su di un tema così importante.