EDITORIALE N. 5 MAGGIO 2004


Da: Diari, tr.it. di E.Pocar, Milano, Mondadori, 1960, vol.II, pp. 159-160
Sogna e piangi, povera stirpe,
non trovi la via, l'hai perduta.
Ahimè! è il tuo saluto la sera,
aihimè! il saluto al mattino.
Non voglio niente, soltanto sfuggire
a mani d'abisso che si tendono
per trascinar giu me impotente.
Pesante precipito nelle mani protese.
Sonante si udì sui monti lontani
un lento discorso. Sostammo in ascolto.
Esse portavano, ahimè, larve d'inferno,
smorfie velate,il corpo premuto contro di sè. Un treno lungo lungo porta l'immaturo.
Strana usanza giudiziaria. Il condannato a morte viene pugnalato dal carnefice nella propria stanza senza che altri siano presenti. E' seduto al tavolino e sta terminando la lettera che dice: Voi amati, voi angeli, dove vi librate ignari, senza che la mia mano terrena vi possa afferrare...
Franz Kafka - solitudine ed estraneazione (luglio 1916)
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