EDITORIALE N. 12 DICEMBRE 2004


Al termine di un anno ed in attesa di uno nuovo mi pare importante riflettere sull'uso delle parole al fine di non commetterne abuso o cadere in un uso inflazionato di "auguri", "buon anno" ed altro. Non desidero non augurarvi a tutti Voi un Buon anno 2005 ma cogliere l'occasione sul riflettere sui significati ed sul senso che oggi ne attribuiamo. Come sempre lascio le riflessioni senza risposte e propongo un passo tratto dall'opera di Wittegenstein, Philosophische Untersuchungen. Philosophical Investigations, herausgegeben von M. Anscombe und R. Rhees, Blackwell, Oxford, 1953, p. 15. " pensa agli strumenti che si trovano in una cassetta di utensili: c'è un martello, una tenaglia, una sega, un cacciavite, un metro, un pentolino per la colla, la colla, chiodi e viti. - Quanto differenti sono le funzioni di questi oggetti, tanto differenti sono le funzioni delle parole. Naturalmente, quello che ci confonde è l'uniformità nel modo di presentarsi delle parole che ci vengono dette, o che troviamo scritte e stampate. Infatti, il loro impiego non ci sta davanti in modo attrettanto evidente. Specialmente, non quando facciamo filosofia ! "
. Una riflessione allora sullo spontaneo desiderio dell' augurare ...