EDITORIALE N. 3 MARZO 2005


CCome riproporre un legame indissolubile con il passato? Come rileggere un passato ingombrante, che non sia residuo di sudditanza? Visto cioè come depositario di una autenticità che altrimenti andrebbe smarrita? Custodire verità storiche che ci toccano significa anche praticare vie salvifiche: "E' cosa vana distogliersi dal passato per pensare soltanto all'avvenire. E' un'illusione pericolosa persino credere che sia possibile. L'opposizione fra avvenire e passato è assurda. Il futuro non ci porta a nulla, non ci da' nulla, siamo noi che, per costruirlo, dobbiamo dargli tutto, dargli persino la nostra vita. Ma per dare bisogna possedere, e noi non possediamo altra vita, altra linfa che tesori ereditati dal passato e digeriti, assimilati, ricreati dal nulla. Fra tutte le esigenze dell'anima, nessuna è più vitale di quella del passato" (S. Weil, La prima radice, Leonardo, Milano, 1996, pag. 55) Ciò che è migliore di noi non possiamo trovarlo quindi nel futuro, che possiamo - come si può affermare agostinianamente - solo immaginare, né il presente, la cui confusione sfugge alla nostra capacità di discernimento, ma solo nel passato, perché lo scorrere del tempo e la distanza dalle nostre passioni rendono più agevole distinguere ciò eterno da ciò che non lo è.