EDITORIALE N. 4 APRILE 2005


"Quando dico che l'uomo esiste come Altro nelle fattezze dell'uomo disumano, bisogna riferirlo, evidentemente a tutti gli occupanti umani del campo sociale considerato, per gli altri e per se stessi. O, in altri termini, ciascuno è uomo disumano per tittu gli Altri, considera tutti gli Altri come uomini disumani e tratta l'Altro con disumanità. Eppure bisogna intendere tali rilievi nel loro vero senso, cioè nella prospettiva che non esiste una natura umana. Comunque, almeno fino a questo momento della nostra preistoria, la penuria, qualsiasi forma assuma, domina tutta la praxis. Bisogna quindi comprendere in pari tempo che la disumanità dell'uomo non deriva dalla sua natura, che, lungi dall'escludere la sua umanità, può solo concepirsi grazie ad essa, ma che, finchè il regno della penuria non sarà finito, ci sarà in ogni uomo e in tutti una struttura inerte di disumanità che si riduce in sostanza alla negazione materiale in quanto viene interiorizzata. Rendiamoci conto, infatti,che la disumanità è un rapporto degli uomini fra loro e non può essere che questo: si può essere crudeli, senza dubbio, e inutilmente, verso questo o quell'animale particolare; ma solo in nome delle relazioni umane tale crudeltà è biasimata o punita: a chi ma si farà credere, infatti, che la specie carnivora che alleva gli animali a centinaia di migliaia di capi, per ucciderli o per utilizzarne la forza-lavoro e che distrugge sistematicamente le altre, a chi si farà credere che questa specie da preda abbia messo i suoi valori e la definizione reale di se stessa nei rapporti con gli animali? (...)" Jean-Paul Sartre, Critica della ragione dialettica, Milano, Il Saggiatore, 1963, vol. I, pp. 256-257