EDITORIALE N. 5 MAGGIO 2006


In questo numero propongo una riflessione sul seguente estratto sul saggio di J.J. Rousseau:
«Il primo che, avendo cinto un terreno, pensò di affermare: questo e mio , e trovò persone abbastanza semplici per crederlo, fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, guerre, omicidi, quante miserie ed orrori non avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i piuoli e colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: Guardatevi dall'ascoltare questo impostore; siete perduti se dimenticate che i frutti sono di tutti, e che la terra non è di nessuno! Ma è molto verosimile che allora le cose fossero già arrivate a tal punto, da non poter più durare com'erano: poichè questa idea di proprietà, dipende da molte altre idee anteriori, che non sono potute nascere che da una dopo l'altra, non si formò d'un tratto nello spirito umano: bisognò fare molti progressi, acquistare molta industria e molti lumi, trasmetterli e aumentarli di generazione in generazione, prima di arrivare a quest'ultimo termine dello stato di natura [...] Le diverse forme di governo traggono origine dalle differenze più o meno grandi, come si trovarono fra i singoli al momento dell'istituzione loro. Se c'era un uomo eminente in potere, virtù, ricchezza o credito, fu eletto unico magistrato, e lo Stato divenne monarchico. Se parecchi, press'a poco uguali fra loro, prevalevan su tutti gli altri, furono eletti insieme, e si ebbe una aristocrazia. Quelli, la cui fortuna o il cui ingegno erano meno sproporzionati, e che che meno s'erano allontanati dallo stato di natura, conservarono in comune l'amministrazione suprema, e formarono una democrazia. Il tempo verificò quale di queste forme fosse più vantaggiosa agli uomini. Gli uni restarono unicamente sottomessi alle leggi, gli altri obbedirono ben presto ai padroni. I cittadini vollero conservar la loro libertà; i sudditi non pensarono che toglierla ai vicini , non potendo tollerare che gli altri godessero un bene, che essi non godevano più. In una parola, da un lato furono le ricchezze e conquiste, dall'altro felicità e virtù.»
Da J.J. Rousseau, Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini in Discorsi e Contratto sociale, Bo, Cappelli, 1935, pp. 85-86

Riccardo Sirello